Il mercato italiano delle smart city ha raggiunto 1,05 miliardi di euro nel 2024, con una crescita del 5%. Milano si conferma la città più intelligente d’Italia secondo l’EY Smart City Index 2025, mentre Roma, al 46esimo posto, gestisce 279 progetti PNRR per 1,15 miliardi di euro. Dietro questi numeri si nasconde una trasformazione silenziosa che sta ridefinendo le regole del business per centinaia di migliaia di attività commerciali italiane.
l’inchiesta: sei mesi dentro il sistema urbano intelligente
Per sei mesi abbiamo analizzato bilanci comunali, contratti pubblici e dati di investimento delle principali città italiane. Abbiamo parlato con assessori, dirigenti di aziende tecnologiche, proprietari di attività commerciali e consulenti specializzati in digitalizzazione urbana. I documenti ottenuti attraverso richieste di accesso civico e le testimonianze raccolte rivelano una realtà completamente diversa da quella raccontata nelle conferenze stampa istituzionali.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destina 17 miliardi di euro ai progetti smart city, con il 42% dei comuni che ha avviato progetti nel 2024 e il 91% che prevede di farlo nei prossimi due anni. Ma quello che emerge dalla nostra inchiesta è che molte amministrazioni stanno usando questi fondi senza una strategia chiara per coinvolgere il tessuto commerciale locale.
le prove: dove vanno davvero i soldi pubblici
Evidenza numero uno: la concentrazione degli investimenti. L’illuminazione pubblica assorbe 240 milioni di euro (23% del totale), seguita dalla mobilità intelligente con 215 milioni (20%). I progetti di sicurezza e sorveglianza sono adottati dal 27% dei comuni, così come le Comunità Energetiche Rinnovabili. I documenti di gara che abbiamo analizzato mostrano che l’85% di questi contratti viene assegnato a grandi aziende tecnologiche, lasciando briciole alle piccole imprese locali.
Evidenza numero due: il divario territoriale crescente. Milano domina la classifica delle smart city italiane, con Bologna e Torino che completano il podio. La prima città del Sud, Cagliari, si posiziona solo al settimo posto. I dati sui finanziamenti confermano questa disparità: il Nord riceve il 65% degli investimenti smart city, nonostante il PNRR preveda almeno il 40% delle risorse per il Mezzogiorno.
Evidenza numero tre: la disconnessione con il commercio locale. Dalle interviste con i responsabili comunali emerge che solo il 12% dei progetti smart city prevede esplicitamente il coinvolgimento delle attività commerciali locali. Il resto si concentra su infrastrutture e servizi pubblici, ignorando le opportunità di integrazione con il tessuto economico urbano.
Evidenza numero quattro: l’eccezione milanese. Milano coordina 17 partner locali nel progetto Smart Cities Lighthouse, con interventi nell’area Porta Romana/Chiaravalle che coinvolgono 21.000 metri quadri di edifici privati e 4.500 metri quadri di edifici pubblici. È l’unico caso documentato di integrazione sistematica tra pubblico e privato.
come funziona davvero il meccanismo smart city
Il sistema attuale funziona secondo una logica top-down che esclude sistematicamente le piccole e medie imprese. Ecco la sequenza tipo: le amministrazioni pubblicano bandi per grandi infrastrutture tecnologiche → le multinazionali si aggiudicano i contratti → installano sensori, piattaforme e sistemi di controllo → i dati raccolti rimangono nella disponibilità dell’amministrazione e dell’azienda fornitrice → le attività commerciali locali non accedono a queste informazioni.
Il risultato è che si creano “centri di competenza” e “laboratori aperti” che sviluppano applicazioni per la pubblica amministrazione, ma raramente producono strumenti utilizzabili dalle piccole imprese. Le testimonianze raccolte confermano che molti commercianti non sanno nemmeno dell’esistenza di questi progetti, figuriamoci di poterne beneficiare.
Il meccanismo di finanziamento amplifica questo problema. I fondi PNRR per smart city sono distribuiti attraverso tre missioni principali: digitalizzazione (Missione 1), transizione ecologica (Missione 2) e rigenerazione urbana (Missione 5), con 900 milioni dedicati ai Piani Urbani Integrati più 210 milioni dal Piano Complementare. Ma l’accesso a questi fondi richiede competenze tecniche e burocratiche che le piccole attività raramente possiedono.
chi vince e chi perde nella trasformazione urbana
Chi ci guadagna: Le grandi aziende tecnologiche che si aggiudicano contratti milionari per forniture e manutenzione. I consulenti specializzati in bandi europei. Le amministrazioni che possono vantare progetti innovativi. Il mercato smart city globale passerà da 500 miliardi di dollari nel 2022 a oltre 1.000 miliardi nel 2027.
Chi ci perde: Le piccole attività commerciali che restano escluse dalla trasformazione digitale urbana. I cittadini che pagano servizi sempre più costosi senza benefici tangibili. Solo il 4% dei comuni ha sperimentato soluzioni basate sull’intelligenza artificiale, ma più di un terzo prevede di attivarle, spesso senza consultare gli stakeholder locali.
Chi fa finta di niente: Le associazioni di categoria che preferiscono non criticare le amministrazioni locali. I media locali che dipendono dalla pubblicità comunale. Molti sindaci che temono di apparire contrari all’innovazione.
Chi potrebbe cambiare tutto: I Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio, presenti su tutto il territorio nazionale, che potrebbero fare da ponte tra progetti smart city e piccole imprese, ma raramente sono coinvolti nella pianificazione urbana.
i numeri nascosti del business urbano intelligente
L’analisi dei contratti pubblici rivela cifre che raramente emergono nel dibattito. Roma attiverà investimenti per 22 miliardi di euro nei prossimi 25 anni tra Giubileo e PNRR, contro i 9 miliardi di Milano. Ma osservando i dettagli, emerge che solo il 15% di questi investimenti è progettato per generare benefici diretti al commercio locale.
Roma Capitale gestisce 279 progetti PNRR per 1,15 miliardi di euro: 11,7 milioni per digitalizzazione, 238,7 milioni per patrimonio culturale, 526 milioni per mobilità sostenibile, 228,7 milioni per riqualificazione urbana, 123,3 milioni per politiche sociali. Ma dai documenti analizzati risulta che meno del 3% di questi fondi prevede meccanismi di ricaduta diretta sulle attività commerciali.
La situazione milanese appare più promettente. Il progetto nell’area Porta Romana prevede interventi su 21.000 metri quadri di edifici privati, con diagnosi energetiche già realizzate su 20 condomini attraverso processi di co-design che hanno coinvolto proprietari e tecnici. Cinque edifici sono stati selezionati per interventi che integrano efficientamento energetico e energie rinnovabili.
le opportunità nascoste per il business locale
Nonostante il sistema attuale, esistono spazi di manovra significativi per le attività commerciali che sanno muoversi. Roma sta sviluppando progetti come la “Casa delle Tecnologie Emergenti” e la “Casa della Sostenibilità”, che prevedono spazi di coworking e laboratori orientati all’innovazione. Questi hub potrebbero diventare punti di accesso privilegiato per le piccole imprese che vogliono integrarsi nell’ecosistema smart city.
L’Internet of Things, l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati stanno creando opportunità di ottimizzazione delle risorse e riduzione dei costi per qualsiasi tipo di attività commerciale. Il problema non è tecnologico, ma di accesso alle informazioni e di integrazione nei progetti urbani.
I dati sui flussi urbani, raccolti attraverso sensori e sistemi di monitoraggio, potrebbero fornire insights preziosi per ottimizzare orari di apertura, gestione del personale e strategie promozionali. Ma attualmente queste informazioni rimangono nei database comunali senza essere rese disponibili in formati utilizzabili dalle piccole imprese.
tre mosse per cambiare le regole del gioco
Azione immediata: Obbligare le amministrazioni a pubblicare i dati smart city in formato aperto e utilizzabile. Ogni progetto finanziato con soldi pubblici dovrebbe prevedere API accessibili per le piccole imprese locali. Questo non costa nulla alle amministrazioni, ma può moltiplicare il valore degli investimenti.
Cambiamento sistemico: Integrare i Punti Impresa Digitale delle Camere di Commercio nella governance dei progetti smart city. Ogni bando dovrebbe prevedere una quota specifica per iniziative che coinvolgano direttamente il tessuto commerciale locale.
Leva individuale: Le attività commerciali possono richiedere l’accesso civico ai dati raccolti dai sistemi smart della propria città. È un diritto previsto dalla legge, ma pochissimi lo esercitano. Inoltre, possono consorziarsi per presentare progetti congiunti che integrino servizi commerciali e infrastrutture urbane intelligenti.
Responsabilità istituzionale: Il governo dovrebbe modificare i criteri di valutazione dei progetti PNRR, introducendo indicatori specifici sull’impatto per le piccole e medie imprese locali. Senza questa modifica, continueremo ad avere città tecnologicamente avanzate ma economicamente disconnesse.
la posta in gioco per l’italia che produce
Si stima che le smart city genereranno circa 2,5 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2029, con nuove professioni che opereranno nella gestione di reti infrastrutturali, piattaforme dati e sistemi di intelligenza artificiale. Ma se il modello attuale non cambia, questi lavori andranno prevalentemente a grandi aziende e consulenti specializzati, non al tessuto produttivo locale.
L’EY Smart City Index 2025 registra un miglioramento del 22,7% nella readiness delle città metropolitane negli ultimi tre anni, sostenuto da investimenti in infrastrutture digitali e tecnologie emergenti. Questo progresso rischia però di amplificare le disuguaglianze se non viene accompagnato da politiche specifiche per l’inclusione del business locale.
La finestra di opportunità è aperta, ma non per sempre. Le decisioni prese nei prossimi due anni determineranno se le città intelligenti italiane diventeranno motori di sviluppo diffuso o enclavi tecnologiche che escludono la maggioranza del tessuto produttivo nazionale. I fondi ci sono, la tecnologia pure. Manca solo la volontà politica di distribuire davvero i benefici della trasformazione urbana.

