“Se vuoi avere l’eredità dei padri, devi riconquistartela. Nulla è dato una volta per sempre.”
Goethe lo scrisse nel Faust. Cinzia Travaglini sembra averlo imparato a memoria, non sui libri, ma camminando tra i filari.
Gattinara, Alto Piemonte. Ai piedi del Monte Rosa, dove le Alpi fanno da scudo ai venti del nord e le colline si aprono verso il sole con un’esposizione quasi perfetta. Qui, su un suolo di origine vulcanica che non ha equivalenti al mondo per la coltivazione del Nebbiolo, la famiglia Travaglini produce vino dal 1920. Cinque generazioni. Un secolo esatto di storia. E Cinzia, nata in questa città il 21 marzo 1967, è il filo che tiene insieme il passato e il futuro di questa storia straordinaria.
Parlarle è un’esperienza che lascia il segno. Non perché dica cose eccezionali — anche se le dice — ma per il modo in cui le dice. Senza enfasi inutili, senza la retorica che spesso accompagna i racconti delle grandi famiglie del vino italiano. C’è qualcosa di molto diretto e molto concreto nel suo modo di stare nella conversazione. La stessa concretezza, immagini, di chi ha passato l’infanzia ad osservare il padre lavorare invece di stare a sentire le sue teorie.
Crescere in cantina, imparare guardando
Cinzia Travaglini non ha scelto il vino. In un certo senso, è il vino che ha scelto lei. O meglio: è suo padre Giancarlo che, portandola con sé fin da piccola tra i vigneti e in cantina, le ha trasmesso qualcosa che nessun corso universitario avrebbe potuto darle. Non solo competenze tecniche. Una visione. Un modo di intendere il rapporto tra chi produce e il territorio che abita.
“Ho avuto la fortuna di imparare molto da mio padre, osservandolo fin da bambina tra i vigneti e la cantina,” racconta. “Da lui ho ereditato non solo le conoscenze tecniche e l’attenzione per ogni dettaglio del nostro lavoro, ma soprattutto la convinzione che la qualità debba sempre venire prima di tutto.”
Giancarlo Travaglini era un uomo di un’altra tempra. Quando nel 1958 eredita l’azienda — già avviata dal nonno Clemente negli anni Venti — non si limita a gestirla: la trasforma. Studia il territorio con un rigore che all’epoca non era scontato, introduce innovazioni in vigna e in cantina, porta Gattinara alle prime fiere nazionali e internazionali. E quell’anno stesso — il 1958 è davvero un anno straordinario per questa famiglia — disegna e brevetta la bottiglia curva che sarebbe diventata il simbolo universale di Travaglini nel mondo.
Non fu un capriccio estetico. La forma nasce da una necessità pratica precisa: trattenere i sedimenti durante la mescita, consentire un servizio più agevole del vino. Un’intuizione funzionale che anticipa di decenni certi principi del design industriale contemporaneo. Quella bottiglia, che i clienti di tutto il mondo chiamano ancora oggi la “bottiglia storta”, è riconoscibile da chiunque abbia frequentato anche solo superficialmente il mondo del vino di qualità.
Cinzia ha visto nascere quella reputazione. L’ha vista crescere accanto a suo padre, anno dopo anno, fiera dopo fiera. E quando nel 2004 Giancarlo scompare, tocca a lei raccogliere non solo un’azienda, ma una responsabilità più grande: custodire ciò che lui ha costruito senza imbalsamarlo, continuare a farlo vivere senza tradirne l’essenza.
Un territorio unico al mondo: la forza del suolo vulcanico
Prima di parlare di leadership, di famiglia, di passaggio generazionale, bisogna parlare della terra. Perché a Gattinara, più che altrove, la terra è tutto.
I vigneti di Travaglini si trovano sulle colline ai piedi del Monte Rosa, su un suolo di origine vulcanica. Lapilli, porfido, granito, ferro, magnesio, silice. Materiali che raccontano una storia geologica antica e che regalano ai vini una firma organolettica immediatamente riconoscibile: mineralità spiccata, sapidità netta, acidità persistente e gradevole. Caratteristiche che rendono questi vini eleganti e verticali anche con gradazioni alcoliche importanti, e che garantiscono loro una longevità fuori dalla norma.
“Le nostre uve provengono esclusivamente da vigneti situati su terreni di origine vulcanica,” spiega Cinzia. “Questa caratteristica rende Gattinara un territorio straordinario. A livello mondiale, rappresenta l’unica area in cui il Nebbiolo trova la propria espressione su suoli vulcanici.”
Un’unicità che non è solo un argomento di marketing. È una realtà scientifica e sensoriale che chiunque abbia degustato un Gattinara Travaglini riconosce istintivamente, anche senza saperla spiegare. C’è qualcosa in quei vini che richiama la roccia, il sottosuolo, la montagna. Qualcosa che non si trova in nessun Barolo, per quanto eccellente. È un’altra conversazione, su un’altra frequenza.
A questo si aggiunge il microclima. Le Alpi proteggono le colline dai venti freddi del nord. Una brezza leggera e costante — tutte le stagioni, a qualsiasi ora del giorno — garantisce una ventilazione naturale che influisce direttamente sulla qualità delle uve. L’esposizione da sud-est a sud-ovest completa il quadro. Il risultato è un territorio dove il Nebbiolo, già grande altrove, diventa qualcosa di diverso. Più nervoso, forse. Più verticale. Con quella tensione minerale che è la firma di Gattinara.
Dal banco di ufficio alla guida dell’azienda
Cinzia non è arrivata alla testa di Travaglini per automatismo dinastico. Ha iniziato dal basso, letteralmente: i primi anni in azienda li trascorre tra ufficio e magazzino, affiancando i collaboratori nelle attività amministrative, di imbottigliamento e di preparazione degli ordini. Un apprendistato che molti, nella sua posizione, avrebbero saltato. Lei no. E quella scelta dice molto del suo carattere.
“Mi considero una persona in continua crescita,” dice. Non è una frase fatta. È la sintesi autentica di un percorso che non ha mai avuto salti, mai scorciatoie. Competenze accumulate una alla volta, responsabilità aumentate progressivamente, fiducia guadagnata sul campo.
Dal 1995 al suo fianco in azienda c’è Massimo Collauto, il marito, che si occupa della produzione. Un sodalizio professionale e umano che ha retto alla prova più difficile: guidare l’impresa dopo la scomparsa di Giancarlo, nel 2004, senza perdere la rotta. Anzi, continuando a investire, a ricercare, a costruire. Gli ampliamenti in vigna, il rinnovamento della cantina di affinamento, della sala degustazioni e di nuovi impianti: tutto questo avviene dopo il 2004, sotto la guida di Cinzia e Massimo.
“Dopo la scomparsa di mio padre abbiamo raccolto la sua eredità umana e professionale, portando avanti con determinazione il progetto di famiglia,” racconta. Non c’è nostalgia nelle sue parole. C’è rispetto, e c’è movimento in avanti.
L’equilibrio tra tradizione e innovazione
Se c’è una tensione che Cinzia conosce bene, è quella tra il peso della storia e la necessità di non restarne prigionieri. Travaglini è un’azienda con un secolo di storia alle spalle, con una bottiglia brevettata nel 1958 che è diventata icona mondiale, con una reputazione costruita faticosamente generazione dopo generazione. È una ricchezza enorme. Ed è anche, potenzialmente, un vincolo.
“Ogni decisione richiede equilibrio tra tradizione e innovazione, tra il rispetto della nostra storia e la necessità di guardare al futuro. Credo che la sfida più importante sia proprio questa: saper evolvere senza perdere la propria identità e le tradizioni.”
In pratica, questo equilibrio si vede nella gamma dei vini. Da un lato, i Gattinara DOCG nelle loro diverse declinazioni — classico, TreVigne, Riserva, e il più recente cru Vigna Ronchi — che incarnano la continuità con la tradizione produttiva della famiglia. Dall’altro, etichette come Il Sogno, ottenuto da Nebbiolo in appassimento, o il Metodo Classico Nebolè, che rappresentano la voglia di esplorare nuove espressioni dello stesso vitigno senza abbandonarlo.
Il Gattinara TreVigne, nato nel 1997 valorizzando le caratteristiche di tre vigneti storici, è forse l’esempio più riuscito di questa filosofia: non un’invenzione, ma un approfondimento. Non una rottura, ma una ricerca più precisa dentro ciò che già esiste. E il Vigna Ronchi — cru ottenuto esclusivamente dalle uve di un singolo vigneto storico (del 1969), con esposizione, altitudine e complessità del suolo ideali — porta questo principio al suo compimento logico: la massima espressione del territorio in un singolo vino.
Ogni vigneto viene vinificato separatamente. La scelta dei legni, della tostatura delle botti, di ogni dettaglio della cantina è studiata per preservare il profilo organolettico delle uve e accompagnare la naturale evoluzione del vino. Nulla è affrettato. Nulla è lasciato al caso. “A casa Travaglini cerchiamo di limitare il più possibile l’azione sul vino. Quello che ci guida è un unico obiettivo: raccogliere lo spirito della natura e farlo esprimere ai massimi livelli.”
Affermarsi in un settore di uomini: una storia che vale la pena raccontare
C’è un capitolo della storia di Cinzia Travaglini che merita attenzione, e che lei stessa porta con un orgoglio sobrio e autentico: quello dell’affermazione professionale in un settore storicamente dominato dagli uomini.
Il mondo del vino — almeno quello della produzione, della cantina, delle decisioni strategiche — è stato a lungo territorio quasi esclusivamente maschile. Cinzia vi è entrata senza fare proclami, senza rivendicazioni, semplicemente lavorando. “Non mi sono mai lasciata scoraggiare dall’idea di confrontarmi con un ambiente prevalentemente maschile e, fortunatamente, ho sempre trovato rispetto e collaborazione nei nostri clienti, nei fornitori e nei collaboratori.”
È una frase che dice due cose insieme: che la strada non era sgombra, e che lei l’ha percorsa lo stesso. Con discrezione, ma con determinazione.
Oggi Travaglini è un’azienda a forte presenza femminile. Cinzia alla guida, le figlie Alessia e Carolina che rappresentano la quinta generazione già attiva nell’impresa. Non è un simbolo. È il risultato naturale di una visione che Cinzia ha maturato nel tempo: “Credo che le donne apportino sensibilità, attenzione ai dettagli, capacità organizzativa e una visione complementare che rappresenta un valore aggiunto in qualsiasi contesto professionale.”
Dal 2019 Alessia e Carolina lavorano in azienda a fianco dei genitori. Quattro persone, due generazioni, un progetto comune. La quinta generazione Travaglini non è ancora arrivata al timone, ma è già lì, a imparare. Esattamente come faceva Cinzia bambina, seguendo suo padre tra i vigneti.
Una leadership che si costruisce in silenzio
Alla fine, ciò che colpisce di più in Cinzia Travaglini non è quello che ha fatto — anche se ha fatto molto — ma come lo ha fatto. Senza clamore. Con quella forma di ambizione tranquilla che è la più efficace, perché non si consuma nell’autorappresentazione ma si concentra sul risultato.
“Se dovessi dare un consiglio,” dice, “direi di non considerare mai la crescita come un traguardo raggiunto, ma come un percorso continuo. La leadership non consiste nell’avere tutte le risposte, bensì nella capacità di ascoltare, imparare, prendere decisioni anche nei momenti più complessi e rimanere fedeli ai propri valori.”
È una definizione di leadership che si può applicare a qualsiasi settore, in qualsiasi contesto. Ma acquista un peso specifico diverso quando viene da una persona che ha davvero attraversato i momenti difficili: la perdita del padre, il passaggio generazionale, le sfide di un mercato del vino in continua trasformazione. Non è teoria. È esperienza vissuta, tradotta in parole con la semplicità di chi non ha bisogno di impressionare nessuno.
In un panorama imprenditoriale spesso dominato dalla comunicazione e dall’immagine, la storia di Travaglini rappresenta qualcosa di raro: la prova che la solidità vera si costruisce nel tempo, con scelte coerenti, con rispetto per chi è venuto prima e per chi verrà dopo. Una coerenza che, nel caso di questa famiglia, si misura in generazioni. E che si assaggia, letteralmente, in un bicchiere di Gattinara Riserva aperto dopo dieci anni di cantina.
Goethe aveva ragione. L’eredità non si riceve: si riconquista. Cinzia Travaglini lo fa ogni giorno, tra i filari vulcanici dell’Alto Piemonte, con la stessa dedizione silenziosa con cui suo padre l’ha fatto prima di lei. E con la certezza, trasmessa alle figlie, che quella riconquista non finirà mai.
L’azienda Travaglini si trova a Gattinara, in provincia di Vercelli, nel cuore dell’Alto Piemonte. I loro vini sono distribuiti in oltre 46 Paesi nel mondo. Per chi volesse visitare la cantina, camminare tra i vigneti vulcanici e vivere un’esperienza di degustazione autentica in uno dei territori vinicoli più unici d’Italia, sul sito ufficiale è disponibile tutta la documentazione per organizzare la visita. Un invito aperto a chiunque voglia capire cosa significa, davvero, fare vino con rispetto per la terra.
Perché alcune storie meritano di essere raccontate non perché siano eccezionali nel senso spettacolare del termine, ma perché dimostrano che l’eccellenza, quella vera, non ha bisogno di scenografie. Ha bisogno di tempo, di radici, di persone che ci credano abbastanza da passarla — intatta — alla generazione successiva. Travaglini è esattamente questo. E Cinzia, più di chiunque altro, lo sa.

