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Cambiare Faccia: L’Arte e la Scienza della Chirurgia Maxillofacciale

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Come Emanuele Zavattero ha trasformato la chirurgia del volto con la tecnologia digitale

Quando entri nello studio del dottor Emanuele Zavattero a Torino, la prima cosa che colpisce non sono i diplomi appesi alle pareti – ce ne sono parecchi, per la verità – ma quel computer gigantesco che proietta immagini tridimensionali di volti umani. Sembra quasi di essere capitati sul set di un film di fantascienza, invece sei semplicemente nell’ambulatorio di uno dei chirurghi maxillofacciali più innovativi d’Italia.

“Guardi qui,” mi dice Emanuele, indicando lo schermo dove ruota lentamente il modello 3D di un cranio. “Questo è il futuro della chirurgia. Prima operavamo ‘alla cieca’, affidandoci solo alla nostra esperienza. Ora possiamo vedere esattamente cosa succederà prima ancora di fare il primo taglio.”

Il dottor Zavattero ha 40 anni, la barba curata e quegli occhi che brillano quando parla del suo lavoro. Di sicuro non immaginava, quando da ragazzo sognava di fare il medico, che un giorno avrebbe co-fondato una startup tecnologica dedicata alla programmazione digitale degli interventi chirurgici. Eppure eccolo qui, con alle spalle oltre 4.190 interventi di media intensità, 3.670 di alta intensità, 57 pubblicazioni scientifiche e due brevetti internazionali che portano la sua firma.

Dal sogno universitario alla realtà delle sale operatorie

La storia di Emanuele inizia come tante altre: laurea in Medicina e Chirurgia all’Università di Torino nel 2008, poi la specializzazione in Chirurgia Maxillofacciale nel 2014. Ma c’è un momento che ha cambiato tutto, e lui se lo ricorda benissimo.

“Ero ancora specializzando quando ho avuto l’opportunità di andare a Monaco di Baviera, all’ospedale universitario Ludwig-Maximilians. Il professor Michael Ehrenfeld stava sperimentando tecniche che in Italia nemmeno immaginavammo esistessero.” Gli si accende lo sguardo mentre racconta. “Lì ho capito che la chirurgia maxillofacciale non era solo questione di mani ferme e occhio clinico. C’era tutto un mondo di tecnologia che poteva rivoluzionare il nostro lavoro.”

Quell’esperienza tedesca gli è valsa una fellowship riconosciuta dall’AOCMF – l’associazione internazionale più importante del settore – sulle tecniche di osteosintesi in chirurgia cranio-facciale. Un riconoscimento che non tutti ottengono, diciamolo pure.

Tornato in Italia, invece di accontentarsi, Emanuele ha fatto quello che fanno i veri innovatori: ha continuato a studiare. Dottorato di ricerca in tecnologie applicate alle scienze chirurgiche, sempre con focus sul cranio-maxillofacciale. “I miei amici mi prendevano in giro,” ride. “Dicevano che stavo diventando più ingegnere che medico. Forse non avevano tutti i torti.”

La sfida quotidiana della leadership medica

Oggi Emanuele è Dirigente Medico presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino, al presidio Molinette. Ma non è solo questo: è anche referente della traumatologia maxillofacciale al CTO e collabora con l’ospedale pediatrico Regina Margherita. Una bella responsabilità, se ci pensate.

“Sa cosa significa gestire un team in sala operatoria quando hai davanti un trauma facciale complesso?” mi chiede, mentre sfoglia alcune immagini di interventi sul suo tablet. “Devi coordinare anestesisti, infermieri, specializzandi, ognuno con le sue competenze. E devi farlo in fretta, perché spesso ne va della vita del paziente.”

È qui che emerge quella che lui stesso definisce la chiave del successo: la leadership. “Un chirurgo maxillofacciale di successo deve affrontare sfide continue: aggiornarsi sulle nuove tecniche, gestire casi complessi, coordinare team multidisciplinari e comunicare in modo chiaro con pazienti e colleghi. La leadership è fondamentale perché permette di guidare il gruppo, prendere decisioni rapide, mantenere coesione e stimolare innovazione.”

E quando parla di innovazione, Emanuele sa bene di cosa sta parlando. È stato tra i protagonisti della realizzazione del laboratorio 3D all’interno del reparto di chirurgia maxillofacciale, in collaborazione con il Politecnico di Torino. “Sembrava una follia all’inizio,” ammette. “Ma oggi quel laboratorio è diventato un punto di riferimento non solo per noi, ma per tutta la comunità scientifica italiana.”

Quando la tecnologia incontra la medicina

La vera svolta nella carriera di Emanuele è arrivata con quei due brevetti nazionali e internazionali per sistemi tecnologici di ausilio alla chirurgia facciale. Roba seria, che ha attirato l’attenzione di investitori e colleghi da tutta Europa.

“L’idea è nata osservando i problemi che incontravamo ogni giorno in sala operatoria,” spiega mentre mi mostra alcuni prototipi nel suo ufficio. “C’erano situazioni in cui la pianificazione tradizionale non bastava. Servivano strumenti più precisi, più predittivi.”

È così che è nata la sua startup, dedicata alla programmazione digitale degli interventi di chirurgia maxillofacciale. “Non è solo questione di usare la tecnologia,” precisa. “È questione di crearla, adattarla alle nostre esigenze specifiche.”

Il risultato? Interventi più precisi, tempi operatori ridotti, risultati più prevedibili. “Oggi posso mostrare a un paziente esattamente come sarà il risultato dell’intervento prima ancora di entrare in sala operatoria. È una rivoluzione totale nel rapporto medico-paziente.”

L’esplosione della domanda

Negli ultimi anni, Emanuele ha notato un cambiamento significativo nella tipologia di pazienti che si rivolgono a lui. “C’è una crescente consapevolezza delle possibilità offerte dalla chirurgia maxillofacciale,” osserva. “Non parliamo solo di traumi o malformazioni congenite. Sempre più persone si interessano agli aspetti estetici, alla possibilità di migliorare il proprio aspetto mantenendo la naturalezza.”

È un fenomeno che ha diverse spiegazioni. Da un lato, c’è l’evoluzione delle tecniche chirurgiche, diventate meno invasive e più sicure. Dall’altro, il cambiamento culturale: “Oggi prendersi cura del proprio aspetto non è più un tabù. È diventato normale, quasi doveroso.”

Emanuele si occupa di tutto lo spettro della chirurgia maxillofacciale: dalla chirurgia orale agli interventi ortognatici, dalla traumatologia alla chirurgia estetica del volto. “Ogni caso è diverso,” sottolinea. “C’è chi arriva da noi per risolvere problemi funzionali – difficoltà nella masticazione, nell’articolazione delle parole – e chi invece cerca miglioramenti puramente estetici. Il nostro compito è trovare la soluzione migliore per ogni singola persona.”

Il riconoscimento internazionale

Quando l’AOCMF – il più importante network mondiale di insegnamento di chirurgia maxillofacciale – ti chiama a far parte della sua International Faculty, significa che sei arrivato ai vertici della professione. “È stato un onore incredibile,” ammette Emanuele. “Trovarsi a insegnare accanto ai massimi esperti mondiali del settore è qualcosa che non dimentichi.”

Ma i riconoscimenti non finiscono qui. L’Abilitazione Nazionale a Professore di II fascia, il ruolo di docente nel Master Universitario in chirurgia ortognatica all’Università di Torino, l’incarico di professore a contratto al Politecnico nella Scuola di Dottorato in Bioingegneria. “L’insegnamento è fondamentale,” dice. “Se non trasmettiamo le nostre conoscenze alle nuove generazioni, la medicina non progredisce.”

Le sue 57 pubblicazioni su riviste internazionali e i 2 capitoli di libro non sono numeri messi lì per fare scena. “Ogni pubblicazione nasce da un’osservazione clinica, da un problema da risolvere,” spiega. “La ricerca fine a se stessa non mi interessa. Deve avere un impatto concreto sulla vita dei pazienti.”

La sfida della multidisciplinarietà

Una delle cose che colpisce di più parlando con Emanuele è la sua capacità di far dialogare competenze diverse. “La chirurgia maxillofacciale moderna non è più un lavoro solitario,” dice con convinzione. “Devi saper collaborare con ortodontisti, odontologi, chirurghi plastici, anestesisti, radiologi. Ogni caso complesso è un lavoro di squadra.”

È una filosofia che applica quotidianamente nel suo lavoro presso le diverse strutture dove opera: oltre agli ospedali pubblici, collabora con le cliniche Fornaca e Sedes Sapientiae. “Ogni ambiente ha le sue peculiarità, ma l’approccio resta lo stesso: mettere insieme le migliori competenze per ottenere il miglior risultato possibile.”

Questa capacità di coordinamento si riflette anche nella gestione dei suoi team. “Un vero leader non è chi comanda, ma chi sa tirare fuori il meglio da ogni membro del gruppo,” riflette. “In sala operatoria non c’è spazio per gli ego. C’è solo il risultato che conta.”

Il rapporto con i pazienti

Se c’è una cosa che emerge chiaramente parlando con Emanuele, è l’attenzione che dedica al rapporto umano con i pazienti. “Ogni persona che entra nel mio studio porta con sé una storia, delle paure, delle aspettative,” dice. “Il nostro compito non è solo operare bene, ma anche comunicare in modo chiaro e onesto.”

È qui che la tecnologia diventa un alleato prezioso. “Quando posso mostrare a un paziente il risultato dell’intervento attraverso le simulazioni 3D, tutto diventa più chiaro. Scompaiono molte ansie, si crea un rapporto di fiducia diverso.”

Non tutti i casi sono uguali, ovviamente. “C’è chi arriva da noi dopo un trauma stradale con fratture multiple del volto, e chi invece vuole semplicemente correggere un piccolo difetto estetico. L’approccio deve essere completamente diverso, ma l’attenzione alla persona resta sempre la stessa.”

Guardare al futuro

Mentre parliamo del futuro, Emanuele diventa ancora più entusiasta. “Stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica incredibile,” dice. “L’intelligenza artificiale, la robotica, le tecnologie di imaging avanzato stanno cambiando tutto. Tra dieci anni la chirurgia sarà completamente diversa da quella di oggi.”

La sua startup rappresenta in questo senso un laboratorio ideale per sperimentare le tecnologie emergenti. “Non si tratta solo di avere strumenti più sofisticati,” precisa. “Si tratta di ripensare completamente l’approccio alla chirurgia, rendendola più precisa, più sicura, più prevedibile.”

Ma attenzione: tecnologia non significa disumanizzazione. “Il rapporto umano resta fondamentale,” sottolinea. “La tecnologia deve amplificare le nostre capacità, non sostituirle. Il chirurgo del futuro dovrà essere ancora più bravo di quello di oggi, non solo nell’uso delle nuove tecnologie, ma anche nella capacità di mantenere quel tocco umano che fa la differenza.”

Un modello da seguire

Quello che colpisce di più della storia di Emanuele Zavattero è la capacità di aver saputo coniugare eccellenza clinica, innovazione tecnologica e sensibilità umana. Non è facile, in un mondo che spesso ti spinge a specializzarti in una sola direzione.

“Ho sempre creduto che per avere successo in medicina non basti essere bravi tecnicamente,” riflette. “Devi saper innovare, devi saper guidare un team, devi saper comunicare. E soprattutto, devi sempre ricordarti perché hai scelto di fare il medico.”

La sua carriera multiforme – dirigente medico, ricercatore, imprenditore, docente universitario – rappresenta un modello interessante per le nuove generazioni di professionisti. “I giovani medici di oggi hanno opportunità che noi non avevamo,” dice. “Ma hanno anche responsabilità maggiori. Devono essere pronti a un mondo che cambia molto più in fretta di quanto cambiasse il nostro.”

L’eccellenza torinese

Parlando con Emanuele emerge anche l’orgoglio per la sua città e per le istituzioni dove lavora. “Torino ha una tradizione medica straordinaria,” dice. “L’Università, gli ospedali, il Politecnico: abbiamo tutto quello che serve per competere ai massimi livelli internazionali.”

Il laboratorio 3D che ha contribuito a creare ne è un esempio perfetto. “È il risultato della collaborazione tra mondo medico e mondo ingegneristico,” spiega. “Questo tipo di sinergie sono possibili solo in realtà come Torino, dove le competenze si incontrano e si contaminano a vicenda.”

E i risultati si vedono: pazienti che arrivano da tutta Italia e dall’estero, riconoscimenti internazionali, pubblicazioni di livello mondiale. “Non è casualità,” sorride. “È il frutto di un lavoro di squadra che coinvolge tantissime persone, ognuna con le sue competenze specifiche.”

Il segreto del successo

Se dovessi riassumere in una parola il segreto del successo di Emanuele Zavattero, direi: curiosità. È la curiosità che lo ha spinto ad andare in Germania da specializzando, la curiosità che lo ha portato a interessarsi di tecnologie digitali, la curiosità che continua a guidarlo nella ricerca di soluzioni sempre migliori.

“Non bisogna mai smettere di imparare,” dice con semplicità. “Il giorno in cui pensi di sapere tutto, è il giorno in cui inizi a diventare obsoleto. Soprattutto in medicina, dove ogni anno ci sono novità che possono rivoluzionare il tuo modo di lavorare.”

È un approccio che si riflette in tutto quello che fa: dalla pratica clinica quotidiana alla ricerca scientifica, dall’insegnamento universitario all’attività imprenditoriale. “Ogni ambito ti insegna qualcosa di diverso,” riflette. “E spesso le migliori intuizioni nascono proprio dall’incontro tra competenze apparentemente lontane.”

La storia del dottor Emanuele Zavattero è, in definitiva, la storia di come si possa eccellere in medicina oggi: non solo con la competenza tecnica, ma con la capacità di innovare, di guidare, di comunicare. È un modello che merita di essere raccontato e, soprattutto, seguito.


Vuoi saperne di più?

Se la storia del dottor Zavattero ti ha incuriosito e vuoi approfondire il suo approccio innovativo alla chirurgia maxillofacciale, puoi visitare il suo sito web www.emanuelezavattero.com. Qui troverai informazioni dettagliate sui diversi tipi di interventi, sulle tecnologie utilizzate e potrai valutare la possibilità di una consulenza personalizzata.

Il dottor Zavattero riceve nei suoi studi torinesi e presso le cliniche partner, offrendo un servizio completo che va dalla chirurgia ricostruttiva a quella estetica. Per chi cerca un professionista che rappresenti davvero l’eccellenza della chirurgia maxillofacciale italiana, vale la pena fare un salto a conoscerlo di persona.

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