Montemurlo non è un paese che si mette in mostra. Sta lì, ai piedi della sua Rocca medievale, tra Prato e la campagna, con quell’aria di operosità silenziosa tipica della Toscana che lavora più di quanto parli. Ed è proprio in questo contesto, apparentemente defilato, che dal 2009 un piccolo birrificio artigianale ha costruito qualcosa che va ben oltre la birra: una vera scuola di commercio sul campo.
Si chiama I Due Mastri, e il nome non è un vezzo. Dietro c’è la storia di due soci fondatori, Iacopo Fabbri e Cristiano Settesoldi, che hanno diviso i ruoli con chiarezza fin dall’inizio: uno in produzione, l’altro sul fronte commerciale. È proprio con Cristiano Settesoldi, Responsabile Commerciale dell’azienda, che abbiamo parlato per capire come si costruisce, mattone su mattone, un’attività capace di reggere il confronto con la grande distribuzione senza perdere l’anima artigianale delle origini.
Due anime, un solo birrificio
Chiediamo a Cristiano di raccontarci chi sono, oggi, I Due Mastri. La risposta arriva sicura, quasi orgogliosa: “Siamo custodi di un’arte antica e visionari del gusto. Nel nostro DNA scorre la precisione della tradizione artigianale, ma il nostro cuore batte per l’innovazione: siamo i ‘due mastri’ che fondono l’alchimia degli elementi per creare qualcosa di unico.”
Non è solo una frase a effetto. Parlando con lui si capisce che questa doppia natura — tradizione e ricerca — è il filo conduttore di tutto il lavoro quotidiano. “Lavoriamo come moderni artigiani del luppolo,” spiega. “Mettiamo le mani nella terra della tradizione e la testa nell’evoluzione del sapore. Ogni nostra birra nasce da una rigorosa selezione di materie prime, da un pizzico di sana ostinazione e da un processo lento, dove il tempo è il nostro ingrediente segreto per imbottigliare emozioni autentiche.”
C’è un dettaglio che colpisce, in questa descrizione: il tempo come ingrediente. In un mercato delle bevande sempre più veloce, dove la logica del volume spinge a comprimere ogni fase produttiva, I Due Mastri sceglie consapevolmente la strada opposta. Una scelta che, come vedremo, non riguarda solo la birra, ma anche il modo in cui l’azienda si relaziona con il mercato.
Sorsi di carattere, non semplice birra
Sul fronte del prodotto, Cristiano è altrettanto diretto: “Non vendiamo semplicemente birra, ma esperienze da versare nel bicchiere. Offriamo una gamma di birre artigianali nate da una meticolosa alchimia, dove l’autenticità della filiera e la selezione millimetrica delle materie prime si trasformano in sorsi di puro carattere.”
Il catalogo del birrificio spazia dalle etichette più classiche e bilanciate a proposte più audaci e sperimentali, pensate — dice Cristiano — “per chi non cerca una bevanda qualunque, ma una storia da degustare.” Tra le birre della casa, quella a cui Cristiano stesso è più legato porta il nome di Acheronte, ma il ventaglio comprende anche referenze come Fratac, Ebe, Urca, Zia Ipa, Spring e Glencoe, ciascuna con una propria personalità.
Un lavoro che nel 2024 ha ricevuto un riconoscimento tutt’altro che scontato: la certificazione IFS (International Food Standard), che attesta la conformità della produzione ai più severi standard internazionali di sicurezza alimentare. Per un birrificio artigianale di dimensioni contenute, ottenere una certificazione di questo livello significa aver messo in piedi processi industriali seri, capaci di reggere il confronto con player molto più grandi.
Alla base di tutto, però, resta una materia prima precisa: il malto italiano. È da lì che nasce il sapore, il colore, il carattere della birra, e la scelta di rifornirsi da coltivazioni nazionali non è solo una questione di qualità organolettica, ma anche una presa di posizione: sostenere l’agricoltura locale, difendere una filiera corta e verificabile, di cui il birrificio va apertamente fiero.
La Toscana come punto di partenza, non come limite
“Le nostre radici affondano nel cuore pulsante della Toscana, a Montemurlo, in provincia di Prato,” racconta Cristiano, quando gli chiediamo del legame con il territorio. “È qui, tra lo spirito laborioso di questo territorio e la bellezza che ci circonda, che si trova il nostro quartier generale produttivo. Un luogo dove la tradizione toscana incontra la cultura brassicola, e dove ogni giorno trasformiamo l’ispirazione della nostra terra in birra da condividere.”
Ma il radicamento territoriale, per I Due Mastri, non ha mai significato piccolezza o provincialismo. Anzi. “Siamo speciali perché abbiamo scelto la strada più difficile, ma l’unica che conosciamo: quella dell’autenticità senza compromessi,” dice Cristiano, quasi a voler chiarire subito il punto. “Ciò che ci distingue è l’equilibrio perfetto tra due anime: da un lato l’ostinazione dell’artigiano, che cura ogni cotta con precisione millimetrica; dall’altro, l’orgoglio profondo per la nostra terra.”
Sono passati oltre diciassette anni da quando questa storia è cominciata, e in questo lasso di tempo il birrificio ha costruito una filiera trasparente, senza mai cedere alla tentazione di uniformarsi a logiche produttive più industriali. “Non produciamo birra in serie, ma creiamo ricette con un’identità forte e una firma inconfondibile, nate per trasformare un semplice momento di condivisione in un ricordo memorabile,” sintetizza Cristiano.
Un mestiere imparato per strada, non sui libri
È quando la conversazione si sposta sul suo percorso personale che Cristiano Settesoldi si scioglie davvero, e il racconto assume i toni di una vera confessione professionale. “Il mio percorso commerciale non è nato dietro una scrivania o da formule teoriche, ma è il risultato di un cammino interamente self-made,” dice senza esitazione. “Tutto quello che so su questo mercato l’ho imparato sul campo, costruendo la mia professionalità giorno dopo giorno e affrontando le sfide quotidiane di un settore competitivo e dinamico come quello delle bevande.”
Non ci sono, nel suo racconto, scorciatoie o formule magiche. C’è piuttosto la descrizione onesta di un lavoro fatto di spostamenti, telefonate, incontri, rifiuti e conferme. “Costruire da zero e consolidare la nostra rete vendita è stato un percorso fatto di chilometri, ascolto e continua evoluzione,” racconta, “che mi ha permesso di vivere in prima persona ogni singolo scalino della crescita aziendale.”
Ed è proprio questa esperienza diretta, secondo Cristiano, a fare la differenza quando si siede a un tavolo di trattativa. “Aver vissuto ogni fase della filiera commerciale — dal lavoro sul campo fino ai tavoli delle trattative — mi dà un vantaggio concreto,” spiega. “Quando parlo con un partner o con un distributore, non parlo per teoria. Conosco le dinamiche reali della logistica, i margini del punto vendita e le necessità di chi distribuisce.”
Tre mondi, tre linguaggi commerciali
Uno degli aspetti più interessanti, ascoltando Cristiano, riguarda la varietà di interlocutori con cui il suo ruolo lo mette quotidianamente a confronto. Non esiste, per lui, un solo modo di vendere: ne esistono almeno tre, ciascuno con regole proprie.
Con i buyer della grande distribuzione organizzata il confronto si gioca su terreni molto concreti e poco romantici: volumi, marginalità, puntualità. “Gestisco trattative basate su logiche di volumi, programmazione rigida, marginalità e puntualità, sapendo quanto sia fondamentale l’affidabilità per la grande distribuzione,” racconta.
Con distributori e grossisti, invece, cambia completamente il tipo di rapporto: qui non si tratta più di singole trattative, ma di alleanze da costruire nel tempo. “Sono interlocutori chiave con cui ho strutturato accordi commerciali di lungo periodo, focalizzandomi sulla capillarità del servizio e sul supporto strategico alla vendita,” spiega Cristiano.
Infine, ci sono gli importatori, con cui la conversazione si sposta su un terreno ancora diverso, fatto di normative, dogane, posizionamento del marchio all’estero. “Con i quali curo lo sviluppo dei mercati esteri, affrontando le complessità normative, doganali e di posizionamento del brand fuori dai confini nazionali,” dice.
Tre linguaggi molto diversi tra loro, che richiedono flessibilità, ma anche — ed è forse questo il punto più interessante — la capacità di restare riconoscibili in ognuno di essi.
Crescere senza mai sentirsi arrivati
Chiediamo a Cristiano cosa significhi, oggi, crescere in un mercato competitivo come quello della birra artigianale, dove le etichette si moltiplicano e la concorrenza non manca. La risposta che ci dà suona quasi come un principio di vita, prima ancora che una regola di business: “La crescita non è una meta da raggiungere, ma una direzione dello sguardo. Mi considero un eterno studente della strada e del mercato, perché nel momento in cui pensi di essere arrivato, smetti di innovare.”
Una convinzione che nasce, ancora una volta, dall’esperienza vissuta in prima persona. “Il mio percorso è interamente self-made: sono cresciuto sul campo, dove le lezioni non si leggono sui manuali, ma si imparano affrontando la realtà quotidiana,” ribadisce. “Ho vissuto ogni singolo scalino della crescita della nostra attività, e le sfide più grandi sono state quelle in cui è stato necessario cambiare pelle senza mai perdere l’identità: saper dialogare con la stessa autorevolezza con chi distribuisce sul territorio e con i buyer della grande distribuzione, mantenendo intatta l’anima artigianale di ciò che facciamo.”
Cambiare pelle senza perdere l’identità: è probabilmente la definizione più precisa che si possa dare della crescita sana di una piccola impresa italiana, spesso stretta tra la tentazione di restare piccola per sempre e quella di scomparire dietro logiche industriali che non le appartengono.
Una leadership che si guadagna camminando
È arrivato il momento, nella nostra conversazione, di chiedere a Cristiano cosa significhi per lui essere un leader, dopo tanti anni passati a costruire relazioni commerciali complesse. La sua risposta merita di essere riportata quasi per intero, perché ha la rara qualità di essere insieme sincera e universale.
“La vera leadership cammina, non sale in cattedra,” dice. “Il leader non è chi sta in cima a guardare il lavoro degli altri, ma chi conosce il valore e la fatica di ogni singolo ingranaggio della filiera, perché quel percorso lo ha fatto in prima persona.”
Da questa premessa, Cristiano fa discendere tre principi che, a suo dire, guidano ogni giorno il modo in cui affronta il lavoro e la gestione dei rapporti, sia commerciali che interni al team. Il primo riguarda l’ascolto, che per lui viene prima di ogni argomentazione: “Ascoltare prima di parlare. Nel commercio come nella gestione di un team, la forza non sta nel fare la voce grossa, ma nella capacità di comprendere a fondo le reali necessità dell’altro, costruendo ponti e alleanze basate sulla fiducia reciproca e sulla trasparenza.”
Il secondo riguarda la capacità di reagire ai cambiamenti del mercato senza subirli passivamente: “Abbracciare il cambiamento come un alleato. Le tempeste del mercato arrivano per tutti; la differenza la fa chi sa orientare le vele e adattarsi con flessibilità, tenendo sempre fermo il timone della serietà e della concretezza.”
Il terzo, infine, chiude il cerchio riportando tutto al valore dell’esempio personale: “Gestire un’attività significa saper sognare in grande con i piedi ben piantati a terra, ricordandosi che l’unico modo per ispirare gli altri è muoversi per primi, con l’esempio e con il lavoro di ogni giorno.”
Una squadra, non solo due soci
Sarebbe riduttivo, parlando de I Due Mastri, fermarsi solo alla figura di Cristiano Settesoldi. Dietro l’etichetta c’è infatti un gruppo di persone che l’azienda stessa racconta con un’ironia affettuosa, quasi da famiglia allargata. C’è Iacopo Fabbri, il socio fondatore responsabile della produzione, descritto come una persona “ponderata”, con quella “pazienza infinita” che serve a chi deve gestire i tempi lenti della fermentazione. C’è Alberto Vallini, il birraio, e Alessio Ceccatelli al controllo qualità, definito scherzosamente capace di “rilevazione di problemi inesistenti” — un modo simpatico per dire che nulla sfugge al suo occhio. Ci sono Marco Casieri e Massimo Muntoni, rispettivamente su vendite al consumatore e logistica, ed Elisabetta Giardini in amministrazione, la “domatrice di numeri” del gruppo.
Lo stesso Cristiano, in questo ritratto collettivo, si definisce “viaggiatore”, con un “superpotere” che è quasi un marchio di fabbrica: lo stradario vivente di chi ha macinato per anni chilometri su chilometri per costruire, uno per uno, i rapporti commerciali che oggi sostengono l’azienda.
Crescere restando artigiani: una lezione che vale oltre la birra
C’è un filo che lega tutta la conversazione con Cristiano Settesoldi, ed è la dimostrazione pratica che si può crescere, affrontare interlocutori complessi come la grande distribuzione o i mercati esteri, senza per questo tradire l’identità artigianale da cui si è partiti. Non è un equilibrio facile da mantenere, e non tutte le piccole imprese italiane riescono a trovarlo: c’è chi resta piccolo per paura di perdersi, e chi cresce fino a diventare irriconoscibile.
I Due Mastri, a giudicare dal racconto del suo Responsabile Commerciale, ha scelto una terza strada: quella di una crescita lenta, costruita relazione dopo relazione, negoziazione dopo negoziazione, senza mai smettere di considerarsi “eterni studenti della strada e del mercato”. Una lezione di leadership che vale per chiunque gestisca oggi una piccola o media impresa italiana, e che si riassume, forse, proprio nelle parole con cui Cristiano definisce il proprio mestiere: sognare in grande, con i piedi ben piantati a terra.
Vieni a scoprire I Due Mastri
Chi volesse conoscere da vicino questa storia può farlo direttamente sul territorio: il birrificio si trova a Montemurlo, in provincia di Prato, ai piedi della Rocca medievale, dove è possibile partecipare a visite guidate, degustazioni, cene ed eventi formativi dedicati al mondo della birra artigianale. Lo stabilimento è aperto al pubblico dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 17, con la possibilità di acquistare direttamente in loco l’intero assortimento di birre e le confezioni regalo del birrificio.
Per chi desidera approfondire il catalogo, prenotare una visita o effettuare un acquisto online, il birrificio I Due Mastri è raggiungibile tramite il proprio sito ufficiale e i consueti canali social. Un’occasione autentica per toccare con mano una storia imprenditoriale che unisce, senza contraddizioni, la precisione dell’artigiano e la visione del commerciante.

