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Da un sogno tra le difficoltà a un punto di riferimento sulla passeggiata: la storia di Claudia, Dalila e del Bar Lo Spuntino di Monterosso al Mare

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Elisa Ravelli
Elisa Ravelli
Ricercatrice e autrice specializzata in psicologia della leadership e dinamiche di gruppo

Un affaccio che vale un’intera giornata

A Monterosso al Mare c’è un punto della passeggiata dove chiunque, prima o poi, si ferma. È lo scorcio davanti al celebre scoglio, quello fotografato da migliaia di turisti ogni stagione, quello che finisce puntualmente sulle cartoline delle Cinque Terre. Proprio lì, con quella vista che non ha bisogno di presentazioni, si trova il Bar Lo Spuntino. Ed è lì che Claudia, insieme alla figlia Dalila, ha costruito negli anni qualcosa che va oltre il semplice servizio di bar: un piccolo presidio di accoglienza ligure, capace di accompagnare i clienti dalla colazione fino all’aperitivo serale.

“Il nostro punto forte è la vista mare,” dice Claudia, e lo dice senza cercare effetti particolari, quasi fosse una constatazione ovvia. In un certo senso lo è: non tutti i locali possono contare su un panorama simile. Ma bastasse solo quello a spiegare il successo del bar, la storia finirebbe qui in poche righe. Non è così, e a raccontarlo è proprio il percorso che Claudia e sua figlia hanno affrontato per arrivare fin qui.

Il 2008, un anno complicato per iniziare

Aprire un’attività commerciale non è mai un gesto semplice, ma farlo nel 2008 a Monterosso, quando il turismo nelle Cinque Terre non aveva ancora raggiunto i numeri attuali, ha significato partire in salita. “Abbiamo aperto il bar nel 2008 con tante difficoltà perché non c’era molto turismo,” racconta Claudia. Oggi, chi visita il borgo in alta stagione fatica quasi a immaginare un momento in cui i flussi turistici fossero limitati; eppure è stato proprio in quel contesto, tutt’altro che favorevole, che è cominciata questa storia.

Claudia non abbellisce il racconto, non cerca la frase a effetto. Descrive quegli inizi con la sobrietà di chi li ha vissuti davvero: giornate incerte, un pubblico ancora da costruire, la necessità di guadagnarsi la fiducia del paese e dei primi visitatori un passo alla volta. “Piano piano ci siamo rimboccate le maniche,” dice, ed è una frase che vale più di tanti proclami: racconta un lavoro fatto di pazienza, di piccoli aggiustamenti quotidiani, di una crescita che non è arrivata per caso ma è stata costruita giorno dopo giorno.

In quegli anni, del resto, le Cinque Terre non erano ancora entrate in modo così massiccio nell’immaginario del turismo internazionale. Monterosso al Mare viveva ritmi diversi, stagioni più corte, un pubblico più locale e meno abituato alla frequentazione dei visitatori stranieri che oggi affollano la passeggiata da marzo a novembre. Aprire un bar in un contesto simile significava scommettere su un futuro che, all’epoca, non era affatto scontato. Bisognava crederci senza avere troppe garanzie, e questo tipo di scommessa richiede una dose di coraggio che va oltre la semplice competenza professionale: serve la capacità di guardare oltre l’incertezza del presente, di continuare a investire tempo e risorse anche quando i riscontri immediati sono modesti.

Claudia racconta questo periodo senza drammatizzare, ma tra le righe si intuisce quanto sia stato impegnativo tenere duro nei primi anni, quando ogni stagione rappresentava una nuova sfida e i risultati non erano mai garantiti in anticipo. È un tipo di racconto che, chi ha avviato un’attività in proprio, riconosce immediatamente: la fatica silenziosa di chi si alza presto la mattina, apre la saracinesca senza sapere davvero come andrà la giornata, e lo fa comunque, ogni giorno, con la stessa determinazione.

Un’attività di famiglia, letteralmente

C’è un dettaglio che rende questa storia diversa da tante altre nel panorama della ristorazione: al Bar Lo Spuntino non c’è un singolo imprenditore, ma un rapporto tra madre e figlia che si è trasformato in società. Claudia e Dalila hanno deciso, quasi vent’anni fa, di mettersi in gioco insieme, e da allora quella scelta è diventata il tratto distintivo del locale.

Chi ha mai lavorato in famiglia sa che non è affatto scontato che funzioni: si porta a casa la stanchezza del lavoro insieme a quella dei rapporti personali, e le due cose finiscono per intrecciarsi. Ma quando funziona, come nel caso di Claudia e Dalila, il risultato si vede: un’intesa che si respira appena si entra nel locale, un modo di lavorare che non ha bisogno di troppe spiegazioni tra le due perché nasce da anni di esperienza condivisa. Non è un caso che i clienti, tornando, chiedano spesso proprio di loro due.

Ci sono attività che nascono da un business plan, da uno studio di mercato, da un calcolo preciso di costi e ricavi. La storia del Bar Lo Spuntino nasce invece da qualcosa di più personale: la volontà di una madre e di una figlia di costruire insieme qualcosa di proprio, in un luogo che entrambe conoscevano e amavano. Questo tipo di motivazione, meno “aziendale” e più autentica, si riflette ancora oggi nel modo in cui il locale viene gestito: con un’attenzione ai dettagli che difficilmente si trova in contesti puramente manageriali, e con una cura del cliente che nasce da un’etica personale prima ancora che da un protocollo di servizio.

Negli anni, questo doppio sguardo — quello più esperto e navigato di Claudia, quello più fresco e attento alle nuove abitudini dei clienti di Dalila — si è rivelato una combinazione vincente. Due generazioni che si confrontano, si completano, e che insieme riescono a intercettare sia le esigenze dei clienti più affezionati, che tornano a Monterosso da anni, sia quelle dei nuovi visitatori, spesso più giovani e attenti a dettagli come la qualità dei prodotti o la cura estetica di un cocktail fotografato al tramonto.

Colazione, pranzo veloce, aperitivo: tre momenti, un unico filo conduttore

Il menu del Bar Lo Spuntino segue il ritmo della giornata di chi visita Monterosso, e lo fa senza dispersioni, puntando su poche cose fatte bene.

Al mattino ci sono i croissant di pasticceria e una selezione di dolci, oltre a sandwich salati per chi cerca qualcosa di più sostanzioso prima di partire per un’escursione tra i sentieri delle Cinque Terre. È il primo contatto della giornata tra il turista e il locale, e Claudia lo sa bene: da una buona colazione dipende spesso l’umore di un’intera giornata di vacanza.

A metà giornata il bar cambia passo e diventa il posto giusto per un pranzo rapido ma curato. Le bruschette con le acciughe — prodotto identitario di Monterosso, dove l’acciuga è quasi un simbolo del territorio — insieme alle focacce farcite e alle pizze, offrono un’alternativa concreta a chi non ha tempo per un pranzo lungo ma non vuole rinunciare al sapore ligure autentico. È una scelta di menu che dice molto: invece di inseguire proposte internazionali o mode del momento, Claudia e Dalila hanno preferito restare fedeli a ciò che il territorio offre, valorizzando un prodotto che a Monterosso ha un significato particolare.

E poi, quando il sole comincia a calare, arriva il momento dell’aperitivo, probabilmente il più fotografato e il più raccontato dai clienti del bar. “Non potete perdervi il Lemon Spritz vista mare,” suggerisce Claudia, ed è facile capire perché quella frase suoni quasi come un invito personale: sedersi lì, con quel cocktail in mano e lo scoglio di fronte mentre il cielo cambia colore, è un’esperienza che molti turisti si portano a casa come ricordo più di qualunque souvenir.

La gentilezza come metodo, non come slogan

Se si chiede a Claudia cosa distingua davvero il Bar Lo Spuntino da altri locali della zona, la risposta non riguarda un piatto particolare o una ricetta segreta, ma qualcosa di più semplice e allo stesso tempo più difficile da replicare: il modo in cui vengono trattati i clienti. “Cerchiamo di accontentare sempre i nostri clienti e coccolarli con i nostri prodotti e i nostri cocktail,” spiega, “e il punto forte è la nostra gentilezza e disponibilità.”

Non è un dettaglio da poco, in un settore dove spesso il turismo di passaggio porta a un servizio impersonale, veloce, quasi automatico. Claudia e Dalila hanno scelto la strada opposta: conoscere i clienti abituali, ricordarsi delle loro preferenze, dedicare tempo anche a chi si ferma solo per un caffè. Ed è proprio questo approccio, fatto di attenzione concreta più che di parole, a generare quello che in ogni attività commerciale conta più di ogni pubblicità: il passaparola. “I clienti ci fanno un sacco di complimenti per il locale e lo staff,” racconta Claudia, e si sente che è un motivo di orgoglio autentico, non una frase di circostanza.

Cosa insegna, a chi fa impresa, una storia come questa

Non serve gestire una multinazionale per avere qualcosa da insegnare su come si guida un progetto. La vicenda di Claudia e Dalila, raccontata con tutta la sua semplicità, offre in realtà più di uno spunto a chi si occupa di leadership, gestione di team o sviluppo di un’attività, qualunque sia la sua dimensione.

Il primo insegnamento riguarda la capacità di reggere nei momenti difficili. Aprire nel 2008, con un turismo ancora limitato, ha significato accettare l’incertezza e continuare comunque a investire tempo ed energie. Claudia lo riassume con una frase che meriterebbe di essere appesa in qualunque ufficio: “Non è stato un percorso facile ma se hai tenacia e voglia di continuare riesci ad arrivare dove vuoi.” È un concetto tutt’altro che scontato, soprattutto in un momento storico in cui la tentazione di mollare al primo ostacolo è spesso forte quanto la voglia di iniziare.

Il secondo insegnamento riguarda il valore del rapporto umano all’interno di una squadra, che nel caso di Claudia e Dalila coincide con il rapporto familiare. Non tutti possono contare su un socio con cui condividono una vita intera prima ancora che un’attività, ma il principio resta valido anche fuori da un contesto familiare: la fiducia reciproca, la capacità di dividersi i compiti senza sovrapporsi, la volontà di remare nella stessa direzione sono ingredienti che fanno la differenza in qualsiasi squadra, piccola o grande che sia.

Il terzo insegnamento, forse il più semplice da enunciare ma il più difficile da applicare con costanza, riguarda il cliente. In un’epoca in cui molte aziende puntano tutto sull’efficienza e sulla standardizzazione, la scelta di mettere la gentilezza al centro del proprio modello — non come strategia di marketing, ma come atteggiamento reale — è ciò che spesso fa la differenza tra un’attività che sopravvive e una che viene ricordata.

Il consiglio che Claudia lascia a chi comincia adesso

Quando si chiede a Claudia cosa direbbe a chi sta muovendo i primi passi in un’attività propria, la risposta arriva diretta, senza giri di parole: “Consiglio a tutti di non arrendersi mai alle prime difficoltà, come abbiamo fatto noi.” Non è un consiglio teorico, ma il riassunto di un’esperienza vissuta in prima persona, con tutte le difficoltà che un avvio in salita comporta.

E oggi, guardando indietro a quel 2008 così complicato, Claudia può permettersi una constatazione che ha il sapore della soddisfazione meritata: “Ora possiamo dire che siamo soddisfatte del nostro locale, e anche i clienti ci fanno un sacco di complimenti per il locale e lo staff.” Un risultato costruito in quasi vent’anni di lavoro quotidiano, fatto di stagioni buone e altre più difficili, ma sempre con la stessa attenzione verso chi si siede a quel tavolo con vista sullo scoglio.

Perché vale la pena fermarsi al Bar Lo Spuntino

Chi visita Monterosso al Mare ha spesso poco tempo: un giorno, magari solo poche ore tra un treno e l’altro lungo la ferrovia delle Cinque Terre. In quel poco tempo, però, una sosta al Bar Lo Spuntino riesce a raccontare più di quanto ci si aspetterebbe da una semplice pausa. C’è la vista, certo, che da sola varrebbe la sosta. Ma c’è soprattutto il modo in cui Claudia e Dalila hanno costruito, quasi due decenni fa e senza scorciatoie, un luogo capace di restare impresso nella memoria di chi lo visita.

Che sia per una colazione con un croissant appena sfornato guardando il mare, per una pausa pranzo veloce a base di bruschette con le acciughe e focaccia farcita, o per un Lemon Spritz sorseggiato lentamente mentre il sole tramonta dietro lo scoglio, il Bar Lo Spuntino è una tappa che racconta, in fondo, una storia più grande di quella di un semplice bar: quella di due donne che hanno scelto di non arrendersi, e che oggi accolgono ogni cliente con la stessa gentilezza con cui, nel 2008, hanno accolto le prime difficoltà.

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