Un viaggio tra amaretti, funghi e cinque generazioni di una famiglia che ha fatto della fedeltà alle proprie radici il segreto di un successo lungo oltre un secolo
Il paese che profuma di mandorle tostate
Sassello non è un paese qualunque. Arroccato nell’entroterra savonese, tra i boschi di castagni dell’Appennino ligure, sembra vivere secondo un calendario tutto suo, scandito più dalle stagioni che dagli orologi. E se si arriva in piazza Rolla nell’ora giusta, capita ancora di sentire nell’aria un profumo di mandorle tostate che esce da una finestra socchiusa. È il segno che, da quelle parti, una famiglia continua a fare esattamente quello che faceva più di cent’anni fa.
Quella famiglia è la famiglia Rossi, custode dell’Antica Pasticceria Jole, oggi guidata da Alessandro Rossi. Ripercorrerne la storia significa attraversare cinque generazioni, due guerre, un’eredità contesa, una vedova che rilancia tutto da sola, un nipote appassionato di funghi che inventa un’azienda dal nulla. È una storia che, chiesto ad Alessandro quale fosse il tema da affrontare in questo articolo, lui stesso ha indicato senza esitazione: “la storia della mia attività”. Una risposta che dice già molto: qui il presente non si spiega senza il passato.
Quando tutto cominciò con dei cavalli, non con un forno
Chiunque si aspetti che questa storia inizi con un forno acceso resterà sorpreso. Perché tutto parte, alla fine dell’Ottocento, da un mestiere che oggi non esiste più: la famiglia della signora Dabove Caterina si occupava di rifornire cavalli freschi per le diligenze dirette a Savona, garantendo il cambio degli animali stanchi lungo la tratta che collegava l’entroterra alla costa.
Quando quell’attività cessò, complice l’arrivo di nuovi mezzi di trasporto, la signora Caterina e il marito Pietro Rossi — che nel frattempo aveva fondato un’antica fabbrica di amaretti di Sassello — decisero di reinventarsi. Al pian terreno dell’edificio dell’attuale piazza Rolla, sotto la fabbrica, aprirono il Caffè Ristorante Del Nord. Sopra, le mandorle continuavano a essere lavorate secondo procedimenti che, con pochissime variazioni, sono arrivati fino a oggi.
C’è qualcosa di istruttivo in questo primo passaggio, ed è bene dirlo senza troppi giri di parole: le aziende che durano nel tempo raramente nascono da un piano scritto a tavolino. Nascono, più spesso, dalla capacità di leggere un cambiamento — in questo caso una rivoluzione nei trasporti — e trasformarlo in un’opportunità invece che subirlo come una perdita.
Un’eredità complicata e la nascita del nome “Jole”
Le storie di famiglia lunghe più generazioni raramente sono lineari, e quella dei Rossi non fa eccezione. Alla morte di Pietro Rossi, nel 1923, le due attività — bar e fabbrica di amaretti — passarono ai figli Adamo ed Emilia. Ma il testamento del padre imponeva una clausola che oggi farebbe discutere non poco: Emilia avrebbe perso ogni diritto sulle due attività nel momento in cui si fosse sposata. Così, quando il matrimonio arrivò, tutto rimase nelle mani del fratello Adamo.
Il destino, però, non aveva finito di mettere alla prova questa famiglia. Adamo Rossi morì prematuramente, lasciando l’attività nelle mani della moglie, Jolanda Badano. Fu lei, chiamata da tutti semplicemente “Jole”, a raccogliere l’eredità e a farla fruttare per venticinque anni, ribattezzando nel 1930 la locanda con il nome che ancora oggi tutti a Sassello conoscono: Bar Jole. Non si limitò a tenere in piedi ciò che aveva ricevuto: fu tra le prime, in zona, a proporre ai clienti gelati artigianali, affiancandoli a una vasta scelta di pasticceria fresca e secca e alle prime golosità al cioccolato.
Vale la pena fermarsi un momento su questo pezzo di storia, perché racconta qualcosa che va oltre la cronaca familiare. Una donna che si ritrova, da un giorno all’altro, a guidare da sola un’attività, e che non solo la mantiene viva ma la fa persino crescere, fino a metterci il proprio nome. In un magazine che parla di leadership, episodi come questo meritano di essere raccontati con la giusta enfasi: spesso sono i momenti più duri a rivelare le doti di comando più vere.
Il passaggio di testimone e la scoperta dei funghi
Nel 1955 il timone passò al figlio Pietro e al nipote Adamo Scasso, che gestirono insieme l’attività fino al 1966, quando Adamo Scasso scelse di seguire una propria strada e fondò il Liquorificio Scasso. Pietro Rossi continuò invece a occuparsi del bar e della fabbrica di amaretti fondata dal nonno, fino al 1971, anno in cui la gestione del bar passò alla cognata Giovanna Siri e al marito Elio Rossi, che l’anno seguente ne acquistarono definitivamente la licenza.
È con Elio che questa storia si arricchisce di un capitolo del tutto inedito. Appassionato di funghi fin da bambino — e, come capita spesso nei paesi piccoli, conosciuto un po’ da tutti proprio per questa sua passione — Elio cominciò pian piano a trasformare il Bar Jole in un punto di ritrovo per i cercatori di funghi di Sassello e dei dintorni. Da lì, complice anche un turismo sempre più legato alla ricerca di questi tesori dei boschi liguri, nel 1996 nacque L’Artigiana del Fungo.
Ciò che colpisce, ripensandoci oggi, è la naturalezza con cui una passione privata si è trasformata in un’azienda vera e propria. Nata come semplice supporto al bar, L’Artigiana del Fungo trovò da subito un riscontro che andava ben oltre i confini di Sassello, arrivando a conquistare riconoscimenti di tutto rispetto, tra cui quello ottenuto all’Esposizione Universale di Milano nel 2015. Un prodotto profondamente legato al territorio che, senza perdere nulla della propria identità, ha saputo competere — e vincere — anche su palcoscenici ben più grandi di una piazza di paese.
Cent’anni di storia, messi nero su bianco
Nel 2020 è arrivato un riconoscimento particolarmente significativo per la famiglia Rossi: l’iscrizione dell’azienda nel registro delle aziende storiche d’Italia, l’albo riservato a quelle realtà che hanno saputo attraversare più di un secolo di attività mantenendo continuità e identità. Non è un dettaglio da poco. Significa aver retto due guerre mondiali, diversi cambi generazionali e trasformazioni economiche e sociali profonde, senza mai spezzare il filo che lega gli amaretti di oggi alle ricette di fine Ottocento.
Ma la famiglia, forte di questo riconoscimento, non si è fermata a guardarsi allo specchio. Ha scelto di rilanciare, ampliando la storica licenza di pasticceria, investendo in nuove attrezzature e rinnovando completamente il laboratorio. Accanto ai ormai celebri Sassellini — i cioccolatini dal cuore morbido diventati un marchio distintivo dell’azienda — ha deciso di recuperare la tradizionale produzione degli amaretti di Sassello, tirando fuori vecchie ricette che per anni erano rimaste chiuse, gelosamente custodite, in un cassetto di casa.
È un gesto che merita di essere raccontato con attenzione, perché racchiude una lezione semplice ma non scontata: crescere non vuol dire sempre allontanarsi dalle proprie origini. A volte, al contrario, vuol dire avere il coraggio di tornare a guardarle con occhi diversi. Riportare in vita una ricetta di famiglia è una scelta precisa, quasi strategica: puntare sull’autenticità in un mercato ormai saturo di prodotti industriali che si somigliano tutti.
Amaretti arrotolati a mano, ancora oggi
Sotto la guida attuale di Alessandro Rossi, gli amaretti di Sassello vengono ancora arrotolati e incartati a mano, esattamente come facevano i fondatori dell’azienda più di un secolo fa. In un settore alimentare dove l’automazione ha ormai preso il sopravvento quasi ovunque, mantenere un gesto manuale, lento, quasi rituale, non è un vezzo nostalgico. È una dichiarazione precisa su cosa significhi, per questa famiglia, la parola qualità.
Accanto alla produzione storica, l’azienda ha trovato spazio anche per sperimentare, a dimostrazione che tradizione e innovazione, quando sono ben gestite, non sono affatto in contraddizione tra loro. Ne è un esempio i Giuggiolotti con olive taggiasche candite, un prodotto che gioca con intelligenza sul contrasto tra dolce e salato, pensato per accompagnare salumi e formaggi in un contesto da aperitivo. Una piccola scommessa nel solco della tradizione, capace di intercettare i gusti di un pubblico più giovane senza tradire l’identità del marchio.
E i risultati, del resto, parlano da soli: proprio gli amaretti alle olive taggiasche candite sono arrivati tra i nove finalisti del concorso Barawards di Bargiornale, mentre i tradizionali amaretti dell’azienda hanno conquistato le tre stelle Bellavita e la speciale menzione Taste Explosion alla prestigiosa fiera internazionale Bellavita Expo di Amsterdam. Riconoscimenti che raccontano una capacità precisa: quella di dialogare con i mercati internazionali senza mai perdere di vista Sassello, le sue montagne e le sue mandorle.
Le radici visibili: dal laboratorio al museo
C’è un dettaglio che, più di ogni altro, racconta quanto la famiglia Rossi tenga al proprio passato. All’ultimo piano del Bar Jole sono ancora oggi conservati i fornelli e il lavandino usati dalle generazioni precedenti per la lavorazione delle mandorle. Non un semplice ricordo lasciato lì per caso, ma un vero e proprio presidio della memoria aziendale, tenuto intatto nello stesso luogo in cui tutto è nato.
Quel che resta delle vecchie attrezzature e degli imballaggi storici, invece, ha trovato una nuova collocazione presso il museo de L’Artigiana del Fungo, diventando testimonianza tangibile per chiunque voglia capire davvero da dove arrivano gli amaretti che oggi si trovano sugli scaffali. Non è solo un’operazione di immagine: è la costruzione di un racconto che permette al cliente di toccare con mano la lunga filiera di tempo che separa la ricetta ottocentesca dal prodotto che porta a casa.
Una leadership che si misura in generazioni, non in trimestri
La storia della famiglia Rossi offre più di uno spunto a chi si occupa di impresa, ben oltre il settore agroalimentare. Il primo insegnamento riguarda la continuità: cinque generazioni che si sono susseguite, ciascuna aggiungendo un tassello — il bar, i gelati artigianali, i funghi, i riconoscimenti internazionali — senza mai disperdere l’eredità di chi era venuto prima. Una capacità di trasmissione che, in molte realtà imprenditoriali italiane, soprattutto familiari, resta ancora oggi la sfida più delicata da affrontare.
Il secondo insegnamento riguarda la capacità di adattarsi senza tradirsi. Dai cavalli da tiro ai gelati, dagli amaretti ai funghi, fino ai Giuggiolotti pensati per l’aperitivo contemporaneo: ogni generazione ha saputo leggere il proprio tempo e rispondere alle esigenze del mercato, mantenendo però sempre come bussola l’autenticità del territorio sassellese. Non innovazione fine a sé stessa, ma innovazione al servizio della tradizione — che è cosa ben diversa.
C’è infine un terzo elemento, forse il più profondo di tutti: il rispetto per chi è venuto prima. Conservare i fornelli originali. Custodire per decenni delle vecchie ricette in un cassetto prima di riportarle in produzione. Dare al bar il nome di una donna che ne aveva guidato le sorti in un momento di grande difficoltà. Sono gesti che raccontano una famiglia perfettamente consapevole che il proprio successo di oggi poggia su fondamenta costruite, mattone dopo mattone, da chi è arrivato prima.
Un pezzo di Liguria da scoprire di persona
La storia dell’Antica Pasticceria Jole non è soltanto un racconto da leggere: è un’esperienza che si può vivere di persona a Sassello, dove lo spaccio aziendale accoglie chi arriva con l’intero catalogo dei prodotti — dagli amaretti ai funghi, dalle conserve ai primi piatti, fino alle specialità di stagione come i tartufi e i funghi freschi. Un luogo dove tutto quello che abbiamo raccontato fin qui prende forma concreta, tra profumo di mandorla tostata e la cura artigianale che, da oltre un secolo, contraddistingue il lavoro della famiglia Rossi.
Chi passa da quelle parti — magari in una domenica d’autunno, quando i boschi intorno a Sassello si riempiono di cercatori di funghi — farebbe bene a fermarsi in piazza Rolla e a lasciarsi tentare da un amaretto ancora tiepido, arrotolato a mano come si faceva un secolo fa. È un gesto piccolo, ma che racchiude una storia intera: quella di una famiglia che ha scelto, generazione dopo generazione, di restare fedele a se stessa. E che continua, ogni giorno, a raccontarla attraverso il gusto.

