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Dalle radici del Trentino ai grattacieli globali: la materia viva che sfida i secoli e la visione ecologica e industriale di Albino Angeli che proietta XLAM Dolomiti oltre il cemento e verso il futuro.

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Lorenzo Dalmasso
Lorenzo Dalmasso
Educatore e consulente in leadership, con un focus sullo sviluppo personale e professionale.

«Per le cose serie ci vuole il cemento. Il legno va bene per le casette.»

È una frase che chi lavora nell’edilizia ha sentito mille volte. Sembra buon senso: il cemento e l’acciaio hanno una lunga storia alle spalle, i progettisti li conoscono, i committenti si fidano. Quando in gioco ci sono un edificio di molti piani e la responsabilità di chi ci vivrà dentro, la prudenza sembra consigliare di non scommettere su altro. Chi potrebbe dire il contrario?

Albino Angeli, per esempio. Presidente e amministratore delegato di XLAM Dolomiti, guida un’azienda con circa 100 dipendenti che costruisce edifici in legno su scala industriale. Ha un centro di progettazione con venti ingegneri e segue dai 60 ai 70 cantieri diretti all’anno in Italia, e altri 250 con design e fornitura in Italia e sparsi in tutto il mondo. Tra i suoi clienti c’è un gruppo australiano da oltre sei miliardi, con cui ha realizzato un grattacielo e poi altri due grandi complessi. Angeli pensa che quella frase racconti un’abitudine, non la realtà. Il perché arriva tra poco, ma bisogna prima capire da dove viene la sua convinzione.

Dai cantieri a quattordici anni al legno strutturale

Angeli ha conosciuto il lavoro vero molto presto. Fin dai quattordici anni passava le estati nei cantieri. Poi ha studiato ingegneria civile a Trento, dove si è laureato nel 2005 specializzandosi in ingegneria delle strutture, cioè la disciplina che calcola come un edificio resta in piedi e regge i propri pesi. La sua tesi di specializzazione aveva un tema che all’epoca era tutt’altro che scontato: le costruzioni in legno.

«All’epoca il legno non era una scelta ordinaria», ricorda. A Trento, però, c’era un’università aperta, guidata dal professor Piazza, che già nel 1998 aveva istituito di sua iniziativa un corso di tecnica delle costruzioni in legno. Da quell’esperienza Angeli è diventato un professionista del settore, e tutta la sua carriera si è sviluppata sul campo, unendo la competenza tecnica e ricerca alla passione per un materiale che definisce unico dal punto di vista strutturale.

Nel suo percorso c’è anche la formazione, tema che tornerà più volte in questa storia. Nel 2006 ha ideato la scuola di formazione di Rothoblaas, un’altra realtà del settore, e dal 2007 al 2014 ha svolto attività didattica e di ricerca presso l’Università degli Studi di Trento prima di arrivare alla guida di XLAM Dolomiti. Oggi è anche consigliere incaricato per Filiera Legno, l’associazione di categoria ed è presidente della sezione legno di Confindustria Trento. Ha dunque passato oltre vent’anni a spiegare agli altri professionisti perché il legno può reggere un edificio.

Che cosa nasconde la frase di tutti

Torniamo ora al consiglio iniziale. Per Angeli il vero ostacolo non è tecnico, ma culturale, ed è un’immagine sbagliata che si è radicata nella testa delle persone. Quando parla dei mercati esteri, lo dice in modo esplicito: bisogna far capire che il legno ingegnerizzato non è la «casetta prefabbricata» e nemmeno un semplice pezzo di tronco. Per legno ingegnerizzato si intende il legno lavorato industrialmente per diventare un materiale da costruzione in grado di sostenere il peso di un edificio intero. Secondo Angeli è un prodotto strutturale ad altissima tecnologia, con garanzie pari a quelle del cemento e dell’acciaio.

Pensateci un momento. Quando sentiamo la parola «legno», il primo pensiero va a una baita, a una veranda, a una struttura leggera. È un riflesso comprensibile, ma è l’esatto motivo per cui la frase d’apertura suona così convincente. Se il legno è quello che immaginiamo, allora ha ragione chi dice che per le grandi opere serve altro. Se invece è un prodotto industriale certificato, con prestazioni garantite, la frase perde la sua forza.

Le cifre di Angeli mostrano quanto questa abitudine sia ancora diffusa. Secondo la sua stima, il 98-99 per cento dei progettisti non considera il legno come prima opzione. Non perché lo abbia scartato dopo averlo valutato, ma perché non gli viene nemmeno in mente. Per un’azienda che costruisce con questo materiale, è un enorme spazio ancora da conquistare.

Come ragiona chi costruisce davvero

Il metodo di XLAM Dolomiti si capisce meglio mettendolo a confronto con il modo di lavorare abituale. Di solito il produttore del materiale, la società di ingegneria che progetta e l’impresa che costruisce sono tre soggetti distinti. Ognuno risponde per la propria parte, e chi commissiona l’opera deve coordinarli tutti.

Angeli ha scelto un’altra strada. XLAM Dolomiti riunisce l’intera filiera dentro un’unica struttura: produce il materiale, progetta, segue la costruzione in cantiere. Per questo dentro l’azienda convivono, come dice lui, tre anime distinte. C’è la realtà industriale di produzione, c’è il centro di progettazione con venti ingegneri dedicati, c’è la struttura che gestisce i cantieri. Far girare queste tre componenti all’unisono, «a manetta», è la sfida di ogni giorno.

Per capire il vantaggio, pensate a chi ha ristrutturato casa. Se l’idraulico, l’elettricista e il muratore vengono da ditte diverse che non si parlano, a ogni ritardo o errore c’è un rimpallo di responsabilità e il cliente resta a metà. Se invece c’è un unico referente che risponde di tutto il lavoro, sa a chi telefonare e chi risolve il problema. È ciò che offre XLAM Dolomiti ai grandi committenti: un unico interlocutore, dalla produzione del materiale all’edificio in legno completo.

A questo si aggiunge un impegno che Angeli indica come decisivo: la serietà assoluta sulle scadenze contrattuali. Nel suo racconto compare anche la flessibilità tipica delle competenze italiane nell’assistenza al cliente, cioè la capacità di adattarsi alle esigenze di chi compra, invece di imporre soluzioni rigide.

Un’ammissione onesta

Sarebbe scorretto liquidare la frase iniziale come un semplice pregiudizio. C’è del vero: chi progetta un edificio risponde della sua sicurezza e, comprensibilmente, preferisce affidarsi a ciò che conosce meglio. Scegliere un materiale poco conosciuto comporta una responsabilità in più. Anche l’edilizia, ricorda Angeli, è un settore legato alla macroeconomia e ai suoi alti e bassi, come dimostra la flessione che in Italia ha seguito la stagione degli incentivi del 110 per cento. In un mercato così, ridurre i rischi è una scelta razionale.

Il punto è che questa prudenza ha senso solo finché mancano le prove. Ed è qui che il racconto di Angeli cambia direzione.

Il dato che cambia la prospettiva

Il dato più significativo non è un numero di fatturato, ma una relazione. Il gruppo australiano da oltre sei miliardi, con cui XLAM Dolomiti ha realizzato un grattacielo, è tornato a chiedere altri due complessi. Un committente di quel livello, abituato a scegliere tra i fornitori di tutto il mondo, non sarebbe tornato due volte se la prima esperienza non avesse funzionato.

Il fatto che questi grandi sviluppatori internazionali vedano in XLAM Dolomiti, per usare le parole di Angeli, un unico interlocutore affidabile spiega perché lui possa permettersi di ragionare in modo diverso dalla frase comune. Non è una convinzione teorica: dietro ci sono edifici costruiti, scadenze rispettate e clienti che hanno rinnovato la fiducia. Se è vero che la quasi totalità dei progettisti non pensa al legno, chi ha già dimostrato di saperlo usare per opere di questa portata ha davanti uno spazio che pochi altri occupano.

Una scuola per cambiare le abitudini

Se il problema è culturale, la risposta di Angeli è altrettanto culturale. XLAM Dolomiti investe ogni anno in attività di posizionamento e in acquisizione di contatti commerciali, cioè ottimizzazione per i motori di ricerca e pubblicità sui motori di ricerca. Sono cifre importanti per il settore, dove l’estrema frammentazione porta molti concorrenti medio-piccoli a non spendere nulla in comunicazione e a farsi concorrenza al ribasso sui prezzi.

Per Angeli investire è vitale. Per questo ha fondato una scuola di formazione interna all’azienda, che organizza corsi tecnici di due giorni per i progettisti e di un giorno per i capisquadra. Tra i docenti ci sono anche professori del Politecnico di Milano oltre a stakeholders importanti del settore, e i corsi spiegano le potenzialità del legno strutturale e delle costruzioni ibride, cioè quelle che combinano più materiali.

Il senso dell’operazione è chiaro. Se la maggioranza dei progettisti non sceglie il legno perché non lo conosce, il modo più concreto per cambiare le cose è insegnarglielo. Chi lo ha già utilizzato in cantiere, e lo ha visto funzionare, difficilmente tornerà a pensare che sia solo materiale per casette.

Il bosco e il carbonio

C’è poi un secondo pregiudizio da smontare, quello ambientale: abbattere alberi sembra, a prima vista, un danno per la natura. Angeli risponde con un ragionamento preciso. XLAM Dolomiti lavora solo con boschi dotati di certificazione forestale (la certificazione PEFC), dove si taglia al massimo il «tasso di interesse» della crescita forestale, cioè la quantità di legno che il bosco produce ogni anno.

Tagliare un albero maturo, spiega, fa bene alla foresta. L’albero anziano smette di assorbire anidride carbonica e rischierebbe di marcire, rimettendola in circolo, mentre le piante giovani crescono e la assorbono a grandissima velocità. Il legno, aggiunge, è l’unico materiale strutturale che funziona da «serbatoio permanente di carbonio». Un metro cubo di legno assorbe una tonnellata di anidride carbonica nel bosco e, dopo le lavorazioni industriali e il trasporto, ne conserva incapsulata ben mezza tonnellata per tutta la vita dell’edificio.

Il confronto con il cemento è netto. Il cosiddetto «cemento green» riduce le emissioni di produzione, ma resta comunque un emettitore. Da tre anni XLAM Dolomiti certifica questi dati con la dichiarazione ambientale di prodotto, un documento che attesta in modo verificabile l’impatto ambientale del materiale.

Mercati lontani, regole diverse

La stessa filosofia guida l’espansione all’estero. Oltre alle filiali strutturate in Spagna e in Albania, quest’anno l’azienda è entrata in tre nuovi mercati: Turchia, Malesia e Maldive. La sfida logistica è notevole, tra sdoganamenti, cioè le pratiche per far entrare merce in un altro Paese, e prassi burocratiche locali.

Anche sul piano delle norme ogni Paese ha le sue regole. La marcatura CE, l’attestazione europea di conformità, non basta ovunque: negli Stati Uniti serve la certificazione americana, in Francia occorre la validazione dell’ente nazionale CSTB. Ma per Angeli l’ostacolo principale resta quello culturale, lo stesso che si incontra a casa: far capire che il legno ingegnerizzato è un prodotto strutturale di alta tecnologia.

Guidare tre anime con la testa fredda

Un’azienda in cui convivono produzione industriale, ingegneria e cantieri sparsi per il mondo richiede un modo particolare di guidare le persone. Le difficoltà di Angeli sono, in primo luogo, quelle di ogni manager: tenere motivati i collaboratori e il vertice dell’azienda. La sua risposta è il buon esempio. I problemi, spiega, non si affrontano mai di petto, ma con un approccio analitico e obiettivo, cercando di capire se la criticità sia sostanziale o dipenda da questioni tra le persone.

Il suo metodo è netto: non si arrabbia mai in pubblico. Se deve dare un feedback negativo, prende la persona da parte, magari a distanza di quarantotto ore dall’evento, quando anche le emozioni si sono placate. Ai suoi manager ripete che sono professionisti e che serve un rapporto equo e professionale per il bene comune.

Per lui la lezione più importante è proprio questa: non agire mai «di pancia», d’impulso o sotto l’effetto della rabbia. Nei contesti complessi, sostiene, l’errore più grande di un leader è farsi travolgere dalla reattività immediata. Mostrare tranquillità e obiettività alla squadra è ciò che permette di risolvere i problemi senza distruggere le relazioni.

Attirare i giovani talenti

La stessa attenzione alle persone riguarda la selezione del personale. Anni fa la sede era soltanto in Valsugana, ma Angeli si è accorto che quaranta minuti di strada all’andata e altrettanti al ritorno scoraggiavano molti specialisti che gravitavano attorno a Trento. Per questo l’azienda ha aperto un ufficio strategico nel capoluogo, più vicino alla città.

Oggi la selezione è diretta: coinvolge lo stesso Angeli, il direttore generale, il responsabile dei talenti e il responsabile del reparto interessato. Quando l’azienda pubblica una posizione sul principale social network professionale, dal profilo aziendale o da quello personale, riceve un’ottima risposta in candidature. Secondo Angeli, il motivo è che l’azienda investe molto nel clima interno, nelle iniziative per far squadra e negli eventi, e viene percepita come un ottimo posto in cui lavorare. Non ci sono schemi rigidi di benefici, ma iniziative concrete: corsi gratuiti di lingua inglese in azienda per tutti i dipendenti, coerenti con l’orientamento internazionale, e le politiche di sostenibilità ambientale e sociale del gruppo di cui l’azienda fa parte.

Dove vuole arrivare

L’obiettivo è una crescita costante, sia per linee interne sia per linee esterne, cioè attraverso acquisizioni. Il traguardo indicato da Angeli è quello dei 100 milioni di fatturato nell’arco dei prossimi cinque-sette anni. Vuole inoltre portare XLAM Dolomiti tra i primi cinque-dieci operatori al mondo specializzati nelle strutture e nelle grandi opere in legno ingegnerizzato.

La precisazione di Angeli è chiara: l’obiettivo non è diventare una «produzione di massa», ma una realtà industriale d’eccellenza, capace di progettare e realizzare i progetti internazionali più complessi dell’architettura moderna. Per un’azienda che oggi lavora con circa cento persone, è un’ambizione che si regge su una filiera già costruita e su clienti che tornano.

La prossima volta che qualcuno vi dirà del cemento

La prossima volta che qualcuno vi dirà che per le cose serie ci vuole il cemento e che il legno va bene per le casette, ricordatevi di un ingegnere che a quattordici anni lavorava nei cantieri e oggi guida un’azienda capace di progettare, produrre e costruire grattacieli in legno per committenti dall’altra parte del mondo. Pensate a quel gruppo australiano che, dopo il primo edificio, è tornato per altri due.

Forse la frase non è sbagliata in sé: è solo il racconto di chi non ha ancora visto che cosa si può fare con il legno quando lo si tratta come un prodotto industriale di alta tecnologia. E, come ricorda Angeli, quasi nessun progettista ci sta ancora pensando.

XLAM Dolomiti ha il proprio stabilimento a Castel Ivano, in Valsugana, nel Trentino, e un ufficio strategico a Trento. I corsi dell’Academy sono presentati sul sito dell’azienda.

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