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Alessandro Belloni: “Vi Mostro Come Si Fa Leadership. Benvenuti al Camerini 1958”

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Da una crisi professionale a un caffè-bistrò che è diventato laboratorio vivente di management. La storia di chi ha smesso di parlare e ha iniziato a fare

Quando arrivi a Ponte Crenna, frazione di Varzi nell’Oltrepò Pavese, non ti aspetti di trovare uno dei casi più interessanti di leadership applicata che ti possa capitare di incontrare. Eppure, in questo angolo di provincia a quindici minuti da Salice Terme, c’è un caffè-bistrò che racconta una storia diversa da tutte le altre.

Il Camerini 1958 non è il classico locale di famiglia tramandato di generazione in generazione. O meglio, lo è stato per decenni, ma poi è successo qualcosa. È arrivato Alessandro Belloni, coach e formatore aziendale, insieme alla compagna Clara Camerini. E hanno deciso di fare una cosa che in pochi fanno: smettere di predicare e iniziare a praticare.

“Guarda, è semplice,” mi dice Alessandro quando lo incontro al Camerini, tra una colazione e l’altra, mentre il locale si riempie di clienti che vengono per le famose torte di Clara. “Io vado nelle aziende a parlare di leadership, di gestione del personale, di motivazione. E ogni volta mi chiedevo: ma io, queste cose, le so fare davvero? Le ho messe in pratica?”

La risposta è arrivata proprio qui, al Camerini. Un posto dove ogni teoria deve funzionare per davvero, dove se sbagli la gestione del personale te ne accorgi immediatamente, dove la leadership o ce l’hai o il servizio crolla. Non ci sono report trimestrali che mascherano i problemi. C’è il cliente che entra, che deve essere servito bene, che se non è contento non torna. Punto.

Quella volta che tutto è crollato

Ma per capire la storia del Camerini bisogna fare un passo indietro. Bisogna tornare a quando Alessandro lavorava in una multinazionale del settore industriale. Carriera solida, stipendio buono, prospettive chiare. Tutto quello che si chiama “posto fisso”.

“Poi è arrivato il momento in cui ho capito che non era più la mia strada,” racconta Alessandro, e nel modo in cui lo dice si capisce che non è stata una passeggiata. “Ho attraversato una crisi profonda, personale e professionale. Mi sono ritrovato a ricostruire tutto da zero. E ti dico la verità: è stato terribile, ma è stata anche la cosa migliore che mi potesse capitare.”

Non è retorica. Alessandro ha vissuto sulla sua pelle quello che poi avrebbe aiutato decine di imprenditori e manager ad affrontare: il momento in cui devi rimettere in discussione tutto, quando le certezze crollano e devi decidere chi vuoi davvero essere.

“In quella fase ho capito una cosa fondamentale: il fallimento non è il contrario del successo. È parte del percorso. Se non hai mai fallito, probabilmente non hai mai rischiato abbastanza. E se non rischi, non cresci mai veramente.”

Da quella crisi è nato il percorso nel coaching e nella formazione. Alessandro ha preso tutto quello che aveva imparato in anni di lavoro in contesti aziendali complessi – la gestione dei processi, le dinamiche di team, la leadership operativa – e lo ha trasformato in un metodo per aiutare le imprese. Ma con una differenza rispetto a molti altri formatori: lui voleva testare tutto sulla propria pelle.

Quando Clara ha detto: “Facciamolo insieme”

Ed è qui che entra in scena il Camerini. E Clara.

“Clara è quella che sul sito chiamiamo affettuosamente ‘The Pasta Frolla Manager’,” sorride Alessandro. “Ma è molto di più. È lei che ha avuto l’intuizione: perché non proviamo a gestire il Camerini mettendo in pratica tutto quello che insegni?”

Il Camerini 1958 esisteva già. Era un punto di riferimento per la comunità locale da decenni, un posto dove la gente passava per un caffè, per una chiacchiera, per ritrovarsi. Ma aveva bisogno di una svolta, di una nuova energia. E Clara e Alessandro hanno visto l’opportunità perfetta.

“Abbiamo costruito un progetto che unisce le mie competenze gestionali e di coaching con la passione culinaria e le capacità organizzative di Clara,” spiega Alessandro. “Lei prepara quelle torte che la gente viene a cercare anche da lontano, io mi occupo di tutto il resto: gestione del team, processi, formazione del personale, strategia.”

E funziona. Le recensioni parlano chiaro. 190 recensioni su Google, valutazione eccellente. Ma non è solo questione di numeri. È il modo in cui i clienti ne parlano: “Bella sorpresa,” “ottima qualità,” “servizio cortese,” “amazing food and friendly service.” Sono recensioni che raccontano di un’esperienza completa, non solo di buon cibo.

La vera sfida? Non è il menu, sono le persone

Se c’è una cosa che Alessandro ripete spesso – e che ha imparato gestendo il Camerini – è che nella ristorazione il vero problema non è la cucina. È il personale.

“Il settore della ristorazione ha un tasso di turnover pazzesco,” mi spiega mentre prepariamo un tavolo per il servizio pranzo. “La gente entra, lavora qualche mese, poi se ne va. È visto come un lavoro di passaggio, precario, poco valorizzato. E sai qual è il risultato? Che formi una persona, gli insegni come funziona il locale, come trattare i clienti, e dopo tre mesi è già da un’altra parte. È un costo enorme, sia economico che in termini di qualità del servizio.”

Il Covid ha peggiorato tutto. “La pandemia ha devastato il settore. Non solo per le chiusure, ma perché tanta gente ha lasciato la ristorazione e non è più tornata. Trovare personale oggi è diventato difficilissimo.”

Ma al Camerini hanno affrontato il problema in modo diverso. “Abbiamo applicato quello che predico alle aziende: investi nelle persone. Formale. Motivale. Falle sentire parte di un progetto, non semplici esecutori di ordini.”

Alessandro mi racconta di come ogni membro del team venga formato non solo sulle mansioni tecniche, ma sulla filosofia del Camerini, su cosa significa accogliere un cliente, su come trasformare ogni servizio in un’esperienza. “Non voglio camerieri robot che portano i piatti. Voglio persone che capiscano che il loro ruolo è fondamentale, che sono loro a fare la differenza.”

E questo approccio si vede. “Il personale motivato non solo lavora meglio, ma resta. E quando resta, accumula esperienza, diventa più bravo, conosce i clienti. È un circolo virtuoso. Ma per arrivarci devi investire tempo e risorse nella formazione. E devi trattare le persone con rispetto, valorizzarle, farle sentire importanti. Perché lo sono.”

Un menu che racconta una storia

Ma parliamo anche di cibo, perché al Camerini si mangia davvero bene.

La colazione è un rito. Le torte di Clara sono diventate leggendarie nella zona. Biscotti fatti in casa, croissant farciti a mano, caffè artigianale con una miscela creata appositamente per il Camerini. “Volevamo che anche il caffè raccontasse la nostra storia,” dice Alessandro. “Non un caffè qualsiasi, ma qualcosa di nostro.”

Il pranzo è un viaggio nella tradizione lombarda e italiana, con qualche tocco francese. I Malfatti sono il piatto simbolo: fatti a mano uno per uno, impasto di erbette, uova, ricotta e pangrattato. “Come li preparava la nonna,” sottolinea Alessandro. Poi ci sono gli gnocchi di patate al tartufo, la guancia di vitello brasata, il gelato artigianale preparato con le ricette storiche del papà di Clara, Bruno.

“Bruno ha tramandato a Clara non solo le ricette, ma la filosofia: la ricerca della materia prima giusta, l’equilibrio del gusto, la pazienza,” racconta Alessandro con evidente affetto. “E questa è una cosa che io, da formatore, apprezzo moltissimo. Perché è esattamente quello che cerco di insegnare alle aziende: che il vero valore si costruisce nel tempo, con dedizione, non con le scorciatoie.”

Il menu cambia seguendo la stagionalità. Materie prime locali quando possibile, fornitori selezionati, attenzione alle intolleranze. “Non vogliamo essere un ristorante stellato,” precisa Alessandro. “Vogliamo essere un posto dove torni perché ti senti a casa. Ma una casa dove si mangia dannatamente bene.”

L’ambiente conta quanto il cibo

Entrare al Camerini è come fare un salto indietro nel tempo. Ma non in modo polveroso o nostalgico. È un equilibrio perfetto tra vintage e contemporaneo.

“Abbiamo lavorato molto sull’ambiente,” spiega Alessandro mentre mi mostra i dettagli del locale. “Tutto è pensato per far sentire le persone a proprio agio: gli arredi, le stoviglie vintage, i tavoli di legno, la musica. Volevamo un posto informale ma ricercato, dove puoi venire in jeans ma ti senti comunque in un posto speciale.”

Non è un caso. È strategia. “Sai quanti ristoranti falliscono perché pensano solo al cibo? Tanti. L’esperienza del cliente è totale: dal momento in cui entra a quando esce. L’accoglienza, l’ambiente, il servizio, il cibo, persino il conto. Tutto deve essere curato.”

E poi c’è il Frutteto. Da giugno a settembre, il Camerini apre quest’area esterna immersa nel verde, adiacente alla Greenway della Valle Staffora. “È uno dei nostri punti di forza,” dice Alessandro con orgoglio. “La gente viene anche solo per passare qualche ora all’aria aperta, mangiare sotto gli alberi. È un valore aggiunto che pochi hanno.”

Tre lezioni che valgono per tutti

Parlando con Alessandro emergono tre consigli che vanno ben oltre la ristorazione. Sono principi di leadership che funzionano in qualsiasi settore.

Primo: non puoi insegnare ciò che non fai. “Questo è il mio mantra,” dice Alessandro. “Vado nelle aziende e parlo di leadership operativa, di come i manager dovrebbero essere sul campo, sporcarsi le mani. E io per primo devo farlo. Per questo il Camerini è fondamentale: è dove testo tutto. Se una cosa non funziona qui, non posso andare a dirla a un’azienda.”

Secondo: il menu è importante, ma sono le persone a fare la differenza. “Vale per i ristoranti come per le multinazionali,” continua. “Puoi avere il prodotto migliore del mondo, ma se il tuo team non è motivato, formato, valorizzato, fallirai. Le persone sono il vero asset. Sempre.”

Terzo: abbraccia il fallimento. “La mia crisi personale è stata devastante. Ma mi ha portato qui, mi ha fatto scoprire la mia vera strada. Quando parlo con imprenditori che stanno attraversando momenti difficili, posso dire: ci sono passato. So cosa significa. E so che dall’altra parte c’è una versione migliore di te stesso.”

Dove la provincia batte la città

Una delle cose che colpisce del progetto Camerini è che funziona in provincia. In un’epoca in cui si pensa che tutto debba succedere nelle grandi città, Alessandro e Clara dimostrano il contrario.

“Siamo a Ponte Crenna, frazione di Varzi,” sorride Alessandro. “Non siamo in centro a Milano. Eppure abbiamo clienti che vengono apposta da lontano. Perché? Perché offriamo qualcosa di autentico, curato, speciale. E questo vale ovunque tu sia.”

La posizione, a ben vedere, è un vantaggio. Vicino a Salice Terme, a pochi chilometri da Varzi – uno dei borghi più belli d’Italia – immerso nelle colline dell’Oltrepò. “La gente viene per fare una gita, per passare un weekend in zona, e scopre il Camerini. Magari si fermano per un pranzo e tornano. Oppure vengono per le terme e fanno colazione da noi ogni mattina.”

Un modello che funziona (e si può replicare)

La vera forza del progetto Camerini è che è replicabile. Non è un caso irripetibile, non è fortuna. È metodo applicato con costanza.

“Io lavoro con PMI di diversi settori,” racconta Alessandro. “E spesso mi dicono: sì, ma questi sono concetti da grande azienda, noi siamo piccoli. E io gli racconto del Camerini. Un caffè-bistrò di provincia che applica processi manageriali, formazione strutturata, gestione strategica del personale. Se funziona qui, può funzionare ovunque.”

Il punto è che servono disciplina e visione. “Non puoi improvvisare,” sottolinea Alessandro. “La passione è fondamentale, senza quella non vai da nessuna parte. Ma serve anche metodo, processi, strategia. Troppi nel nostro settore pensano che basti cucinare bene. No, serve molto altro.”

Il coaching che diventa realtà

Quando chiedo ad Alessandro come ha cambiato il suo lavoro di formatore gestire il Camerini, la risposta è immediata.

“Mi ha reso molto più credibile,” dice senza esitazione. “Prima andavo nelle aziende e parlavo di teoria, di best practice, di casi studio. Ora parlo di cosa ho fatto ieri, di quale problema ho risolto stamattina, di come ho gestito una situazione difficile la settimana scorsa. È tutto diverso.”

E i clienti lo capiscono. “Quando un’azienda mi chiama per una formazione sulla gestione del personale nella ristorazione, so esattamente cosa dirgli. Perché sto vivendo quelle sfide ogni giorno. Non sono un teorico, sono uno che è in trincea.”

Il Camerini è diventato, di fatto, un laboratorio. “Testo cose nuove, sperimento, a volte sbaglio. Ma imparo. E tutto quello che imparo lo porto nelle aziende che seguo. È un circolo virtuoso.”

Guardare avanti senza perdere le radici

Il futuro del Camerini? Alessandro ha le idee chiare.

“Vogliamo consolidare quello che abbiamo costruito,” dice. “Non puntiamo all’espansione selvaggia o alla catena di locali. Vogliamo essere il miglior caffè-bistrò possibile in quello che facciamo. Vogliamo che chi viene qui abbia un’esperienza che ricorda, che lo fa tornare, che lo spinge a consigliarlo ad altri.”

E poi c’è l’aspetto formativo. “Mi piacerebbe che il Camerini diventasse un punto di riferimento per chi vuole capire come si applica il management nella ristorazione. Magari organizzare workshop, ospitare studenti delle scuole alberghiere, condividere quello che stiamo imparando.”

Perché alla fine, per Alessandro, è sempre una questione di crescita. “La vera leadership non è statica,” riflette. “È una ricerca continua di miglioramento. Sia che tu gestisca una multinazionale o un bistrò di provincia. I principi sono gli stessi: rispetto per le persone, dedizione al lavoro, umiltà di capire che puoi sempre migliorare.”

Un invito che vale il viaggio

Se vi trovate dalle parti dell’Oltrepò Pavese, il Camerini 1958 merita una sosta. Non solo per mangiare bene – anche se le torte di Clara da sole valgono il viaggio – ma per vedere in azione un esempio concreto di come la leadership si fa pratica.

Potete prenotare attraverso il sito www.camerini1958.it, dove trovate anche il menu completo e tutte le informazioni. Se invece volete approfondire il lavoro di Alessandro come coach e formatore per le imprese, il suo profilo LinkedIn è https://www.linkedin.com/in/alessandrobelloni/.

Ma il consiglio vero è questo: andate, mangiate, osservate. Guardate come funziona il servizio, come il personale lavora con passione, come ogni dettaglio è curato. E capirete che quando si parla di leadership, di gestione, di eccellenza, non servono grandi palcoscenici. Serve autenticità, metodo e la voglia di mettere in pratica quello che si predica.

Alessandro Belloni ha scelto di farlo al Camerini 1958. E il risultato è un posto dove la bontà ha davvero il sapore di casa, ma dove dietro ogni piatto, ogni sorriso, ogni servizio, c’è un modello di gestione che funziona. E che altri possono replicare.

Perché alla fine, come dice Alessandro sorridendo mentre saluta un cliente affezionato, “la differenza tra parlare e fare è questa: quando parli puoi sempre trovare una scusa. Quando fai, i risultati si vedono. E al Camerini, i risultati si mangiano.”

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