A 19 anni ha ricevuto le chiavi di un albergo fondato nel 1796. Da allora non le ha più lasciate
Un borgo che si merita di essere cercato
C’è chi arriva a Pieve di Teco per sbaglio, seguendo una deviazione della statale che taglia la Valle Arroscia, e chi invece ci arriva apposta, sapendo già cosa cercare: un borgo dell’entroterra ligure che ha conservato intatto qualcosa che sulla costa, tra stabilimenti balneari e passeggiate affollate, si è un po’ perso. In Piazza Carenzi, proprio nel centro storico, da più di duecento anni c’è un albergo che quel borgo lo racconta meglio di qualsiasi guida turistica.
Si chiama Albergo dell’Angelo, e da qualche tempo a gestirlo è una ragazza di 19 anni, Safae Bennari, che studia Scienze del Turismo all’Università di Genova e che, tra un esame e l’altro, si ritrova a fare i conti con la responsabilità di custodire un pezzo di storia della valle. Non è il classico caso di un’eredità di famiglia che passa da un genitore a un figlio. È qualcosa di diverso, e forse anche per questo vale la pena raccontarlo.
Duecento anni, tre famiglie, un solo indirizzo
Bisogna partire dal 1796 per capire di cosa stiamo parlando. Fu allora che Angelo Casella, capomastro arrivato dal Ticino per lavorare alla costruzione della chiesa di San Giovanni Battista al fianco dell’architetto Gaetano Cantoni, fondò l’albergo che ancora oggi porta il suo nome. Un’origine che lega la struttura non a un investimento immobiliare qualsiasi, ma alla stessa storia architettonica del paese.
Passano centoquarant’anni e nel 1936 la gestione passa alla famiglia Ciocchetto, che per tre generazioni tiene le redini dell’albergo. Lo ristrutturano, lo aggiornano, ci mettono mano più volte nel corso dei decenni, ma senza mai perdere quel gusto un po’ d’epoca, quell’eleganza sobria che continua ad attirare viaggiatori da due secoli a questa parte. Chi conosce l’albergo lo racconta ancora oggi attraverso i dettagli: il mobilio antico, le finiture curate, alcune opere d’arte che si trovano appese alle pareti delle sale comuni e che pochi altri alberghi di paese possono vantare.
È in questo contesto, con questo peso specifico alle spalle, che si inserisce la storia di Safae. E non è una storia di rottura con il passato, ma piuttosto di continuità, arrivata però da una porta laterale che nessuno si aspettava.
Da un lavoro estivo a una scelta di vita
Safae non è cresciuta pensando di gestire un albergo. È arrivata all’Albergo dell’Angelo come tante persone della sua età arrivano nei posti che poi cambiano loro la vita: quasi per caso. “Il mio percorso nel settore è iniziato quasi per caso, lavorando come receptionist durante una precedente gestione della struttura,” racconta lei stessa, con la semplicità di chi non ha ancora avuto il tempo di costruirsi una narrazione ufficiale della propria carriera, e forse proprio per questo suona più credibile.
Quel lavoro alla reception, pensato inizialmente come un’esperienza qualsiasi, si è trasformato in qualcosa di più profondo. Al punto da farle cambiare i piani universitari: “Quell’esperienza mi ha fatto scoprire una passione profonda per il mondo dell’ospitalità e mi ha spinta a cambiare il mio percorso universitario per dedicarmi completamente al turismo.” Non è un dettaglio da poco, cambiare facoltà per inseguire qualcosa che si è scoperto lavorando, invece che studiando.
Ma il vero punto di svolta arriva pochi mesi dopo, quando i proprietari della struttura le propongono qualcosa che lei stessa fatica ancora oggi a raccontare senza un pizzico di emozione: “Pochi mesi dopo, i proprietari dell’albergo hanno deciso di affidarmi la gestione della struttura. È stata una grande dimostrazione di fiducia che considero una delle soddisfazioni più importanti della mia vita.” Affidare le chiavi di un albergo con due secoli di storia alle spalle a una diciannovenne che sta ancora finendo gli esami non è una decisione da poco, né per chi la prende né per chi la riceve. Ed è un peso che Safae sembra portare con consapevolezza, non con leggerezza: “Ogni giorno cerco di meritare quella fiducia con impegno, responsabilità e la volontà di migliorarmi continuamente.”
Imparare lavorando, senza scorciatoie
Chiediamo a Safae quale sia stata, fino a questo momento, la sfida più difficile. Risponde senza girarci troppo intorno: “La sfida più grande è stata assumere un ruolo di responsabilità in un settore complesso a soli 19 anni.” Ed è vero: l’ospitalità non è un mestiere che si impara in un semestre. Richiede occhio per l’organizzazione, pazienza nel rapporto con le persone, e oggi anche competenze di comunicazione e marketing che vent’anni fa nessun albergatore si sarebbe immaginato di dover padroneggiare.
Invece di rimandare, o di aspettare di sentirsi “pronta” — un momento che, diciamocelo, per molti non arriva mai — Safae ha scelto di affrontare la cosa nel modo più pratico possibile: studiando e lavorando insieme, senza separare le due cose. “Credo che la formazione non finisca mai. Per questo ho scelto di affiancare gli studi universitari all’esperienza concreta sul campo. Ogni giorno in albergo rappresenta un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo: dalla gestione organizzativa al rapporto con gli ospiti, fino alla comunicazione e al marketing turistico.”
Da questa esperienza quotidiana, fatta più di piccole decisioni ripetute che di grandi colpi di scena, è nata una convinzione che Safae esprime con una chiarezza che non ci si aspetterebbe da chi ha appena diciannove anni: “Ho imparato che la leadership non dipende dall’età, ma dalla capacità di ascoltare, assumersi responsabilità e lavorare con costanza.” Vale la pena rileggerla due volte, questa frase, perché dice qualcosa che va oltre il caso specifico di un albergo in Valle Arroscia.
Cosa significa, in pratica, “ospitalità autentica”
È un’espressione che si sente spesso, “ospitalità autentica”, ed è diventata quasi uno slogan da depliant. Ma quando la si chiede di spiegare nel concreto, Safae la riporta a qualcosa di misurabile, di quotidiano: “La nostra filosofia è quella di offrire un’ospitalità autentica, fatta di attenzione alle persone, cura dei dettagli e valorizzazione del territorio. Chi soggiorna da noi non trova soltanto una camera, ma un ambiente familiare, dove sentirsi accolto e vivere un’esperienza autentica alla scoperta della Valle Arroscia e della Liguria più vera.”
Nelle camere si vede bene cosa intende: mobili d’epoca, dettagli scelti con cura, bagno privato in ogni stanza, un compromesso non scontato tra fascino storico e comfort che oggi ci si aspetta anche in un piccolo albergo di paese. La colazione, poi, racconta il territorio meglio di tante parole: pasticceria locale, focaccia, marmellate, un caffè la mattina che sa già di Liguria dell’entroterra prima ancora di uscire a fare una passeggiata.
E poi c’è un salone affrescato, capace di ospitare fino a cinquanta persone, che negli anni è diventato il punto di riferimento della zona per chi vuole celebrare qualcosa: matrimoni, lauree, anniversari. Non un salone anonimo da hotel qualunque, ma uno spazio che porta gli stessi segni di storia e di cura che si respirano in tutto l’edificio.
La bellezza che resta, generazione dopo generazione
Negli alberghi vecchi, spesso il tempo si vede solo nell’usura. Qui invece si è depositato come un valore aggiunto: opere d’arte, arredi, finiture che tre generazioni di gestori diversi hanno scelto di conservare invece di sostituire. È un’eredità pesante da portare, ma anche un vantaggio competitivo che pochi altri possono vantare: non si costruisce una storia così in pochi anni, per quanti soldi ci si investano.
Safae sembra averlo capito bene. Non parla mai di voler “rivoluzionare” l’albergo, né di modernizzarlo stravolgendone l’identità. Parla piuttosto di prendersene cura, di continuare a valorizzarlo con gli strumenti che ha a disposizione oggi — che sono diversi da quelli di chi gestiva l’albergo trent’anni fa, ma che servono comunque allo stesso obiettivo: far sentire bene chi arriva da fuori.
Uno sguardo che va oltre le mura dell’albergo
C’è un altro aspetto della gestione di Safae che merita di essere raccontato, ed è il modo in cui lega l’albergo al territorio che lo circonda. Non parla mai della Valle Arroscia come di un semplice scenario da cartolina, buono per le fotografie da mettere sul sito. Ne parla piuttosto come di un patrimonio da far scoprire, un motivo in più per fermarsi a Pieve di Teco invece che limitarsi ad attraversarlo diretti verso la costa.
È un approccio che, di questi tempi, non è affatto scontato. Molte strutture ricettive tendono a presentarsi come mondi a sé, isolati dal contesto in cui sorgono, quasi bolle di comfort pensate per far dimenticare all’ospite dove si trova. L’Albergo dell’Angelo sceglie la strada opposta: fa della propria posizione, nel cuore di uno dei borghi più caratteristici dell’entroterra ligure, un valore da mettere in primo piano, non da nascondere. Chi arriva qui non trova soltanto un letto comodo e una colazione curata, ma un punto di partenza per esplorare una valle che, silenziosamente, custodisce paesaggi, sapori e ritmi di vita che sulla costa sono ormai difficili da ritrovare.
Un ponte tra chi ha costruito e chi continua a costruire
Vale la pena soffermarsi ancora un momento su un dettaglio che rischia di passare in secondo piano: Safae non è entrata in un’attività vuota, da reinventare da zero. È entrata in una storia già scritta da altri, prima da Angelo Casella, poi per tre generazioni dalla famiglia Ciocchetto, e ha dovuto imparare a muoversi con rispetto dentro quella storia, senza sentirsene schiacciata né tantomeno provando a cancellarla.
È un esercizio di equilibrio delicato, forse più difficile di quanto sembri da fuori. Da un lato c’è la tentazione, comprensibile per chi è giovane, di voler lasciare subito il proprio segno, di cambiare tutto in fretta per dimostrare di essere all’altezza. Dall’altro c’è la consapevolezza che un patrimonio costruito in duecento anni non si tocca a cuor leggero. Safae sembra aver scelto, fin da subito, la seconda strada: quella di chi preferisce prima capire, ascoltare, imparare i dettagli di una gestione che funziona da generazioni, e solo dopo, con calma, aggiungere qualcosa di proprio.
Un consiglio che vale più di un manuale di management
Le chiediamo cosa direbbe a un altro ragazzo o un’altra ragazza che si trova, come lei, a dover gestire qualcosa di più grande di sé in giovane età. La risposta arriva diretta, senza girarci troppo intorno: “Se dovessi dare un consiglio a chi sogna di realizzare un progetto, direi di non lasciarsi frenare dall’idea di essere ‘troppo giovane’ o ‘poco esperto’. Le competenze si costruiscono con lo studio, ma soprattutto con l’umiltà di imparare ogni giorno e con la passione per ciò che si fa.”
Non è un consiglio da corso di formazione aziendale, di quelli che si dimenticano un minuto dopo averli sentiti. È qualcosa che viene da chi quella difficoltà la vive tutti i giorni, senza sconti: dover dimostrare, spesso più del necessario, di essere all’altezza di un ruolo che a prima vista sembrerebbe fuori portata per l’età. E l’umiltà di cui parla Safae non sembra un modo di dire elegante: sembra proprio il suo metodo di lavoro, fatto di ascolto, di errori accettati come parte del percorso, e di una tensione costante a migliorare che non si esaurisce col tempo.
Due mondi che, a Pieve di Teco, non sono in conflitto
Si discute spesso di quanto sia difficile, per le nuove generazioni, trovare spazio in settori tradizionali, dove spesso l’esperienza pesa più delle idee. La storia dell’Albergo dell’Angelo racconta invece qualcosa di diverso: che tradizione e visione giovane possono convivere, e a volte anche rafforzarsi a vicenda.
Da una parte c’è un edificio che porta il peso di due secoli di storia, di architetti ottocenteschi, di tre generazioni che si sono passate il testimone. Dall’altra, oggi, c’è una gestione giovane, che studia turismo nelle aule universitarie e che porta con sé una sensibilità diversa verso la comunicazione, il marketing, il modo di raccontarsi al mondo — senza però perdere di vista quello che rende speciale questo posto, ovvero la sua identità storica.
Non è un equilibrio facile da trovare, nemmeno per aziende con budget e strutture ben più ampie di un piccolo albergo di paese. E forse è proprio questo che rende il percorso di Safae Bennari interessante ben oltre i confini della Valle Arroscia: dimostra, con i fatti più che con le parole, che il valore di una persona in un ruolo di responsabilità non si misura in anni di esperienza, ma in quanto impegno, ascolto e costanza ci si mette dentro.
Un finale aperto, come ogni buona storia di famiglia
La storia dell’Albergo dell’Angelo non si chiude qui, ed è forse proprio questo il punto: è il racconto di una continuità che continua a scriversi. Una struttura che dal 1796 accoglie chi arriva in Valle Arroscia, e che oggi, sotto la guida di una diciannovenne che ha scelto di non tirarsi indietro, continua a farlo con lo stesso spirito di sempre, aggiornato ai tempi ma non tradito.
Chi cerca un soggiorno che unisca il fascino di un patrimonio storico autentico alla cura di chi ha fatto della propria responsabilità una missione personale, in questo angolo di Liguria troverà qualcosa che va oltre la semplice camera per la notte: un ambiente familiare, arredi che raccontano due secoli di storia, una colazione che profuma davvero di territorio, e un’accoglienza che, come dice il vecchio motto dell’albergo, inizia sempre allo stesso modo: “Benvenuto, ecco la tua chiave.”
Chi volesse scoprire di persona l’Albergo dell’Angelo, le sue camere e i suoi spazi per eventi, può trovarlo nel cuore di Pieve di Teco, in provincia di Imperia, pronto ad accogliere chiunque voglia vivere un pezzo autentico della Valle Arroscia.

