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Dalle rose alla mountain bike: la seconda vita dell’Agriturismo Rose di Pietra

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Paolo Vellani
Paolo Vellani
Coach e formatore specializzato in strategie di leadership e crescita aziendale

Sulle alture che si affacciano su Pietra Ligure, dove l’entroterra ligure scivola verso il mare in una successione di terrazzamenti e uliveti, si trova un’azienda che ha fatto della capacità di reinventarsi la propria carta d’identità. Oggi coltiva trentadue prodotti diversi, gestisce una bottega nel cuore del paese e ha contribuito a costruire, insieme al Comune, una rete di sentieri che la collega a Finale Ligure, tra le mete più ambite al mondo per gli appassionati di mountain bike. Ma non è sempre stato così.

A guidare questa trasformazione è Nicolò Accame, titolare dell’azienda agricola e dell’Agriturismo Rose di Pietra. Parlando con lui non ci si trova davanti a un imprenditore che recita un copione già scritto sul successo: emerge piuttosto la storia di chi ha dovuto, più volte, ripartire quasi da zero, e ogni volta ha scelto di farlo con lucidità invece che con rassegnazione.

Una carriera nata tra le rose recise

Pochi, guardando oggi Rose di Pietra, immaginerebbero che tutto sia partito da un fiore. “Il mio percorso professionale è iniziato molti anni fa con la coltivazione delle rose recise,” racconta Accame, ripercorrendo gli inizi di un’attività che per lungo tempo si è identificata quasi esclusivamente con quella coltura. Era un settore solido, quello del florovivaismo reciso, ma anche uno dei più esposti ai capricci del mercato internazionale: bastava una variazione nei prezzi all’importazione, o un cambiamento nelle abitudini di consumo, per mettere in difficoltà chi, come lui, aveva costruito la propria attività attorno a un unico prodotto.

Il cambiamento, quando è arrivato, non ha lasciato scampo: “Con il passare del tempo il mercato è cambiato e ho dovuto reinventarmi, trasformando gradualmente l’azienda fino ad arrivare a coltivare oggi circa 32 prodotti diversi, tutti in modo naturale.” Detta così, sembra una decisione presa in una mattina. In realtà, chiunque abbia un minimo di dimestichezza con il mondo agricolo sa che dietro quella frase ci sono anni di prove sul campo, colture sbagliate e altre azzeccate, investimenti fatti senza garanzie di ritorno immediato. Diversificare un’azienda agricola non è mai un’operazione a costo zero, né tantomeno rapida.

Da questa lunga trasformazione è nata anche la Bottega Rose di Pietra, aperta nel centro storico di Pietra Ligure. Non un semplice punto vendita dei prodotti aziendali, ma una vetrina più ampia: qui si trovano anche specialità a chilometro zero di altri produttori del territorio, insieme a pasta, vino, birra e formaggi trasformati da realtà locali. Una scelta che dice molto sulla mentalità di questa famiglia: non limitarsi a vendere ciò che si produce, ma mettere in rete un intero tessuto di piccole realtà agricole della zona.

Il problema della stagionalità, e una soluzione costruita insieme al Comune

Risolta, almeno in parte, la questione della diversificazione produttiva, per l’Agriturismo Rose di Pietra si è presentata una sfida di natura diversa, tipica di chi lavora nel turismo lungo la costa ligure. “La sfida più grande è sempre stata la forte stagionalità del turismo, concentrata in pochi mesi all’anno,” spiega Accame. Un problema comune a moltissime strutture ricettive delle località balneari italiane: mesi di piena attività seguiti da lunghi periodi di calma, con tutte le difficoltà organizzative ed economiche che ne conseguono.

La risposta trovata da Accame merita di essere raccontata con attenzione, perché non si tratta di una semplice iniziativa di marketing stagionale, ma di un intervento infrastrutturale vero e proprio. “Per superare questo limite abbiamo sviluppato, insieme al Comune di Pietra Ligure, un progetto di sentieristica che collega il nostro territorio a Finale Ligure, una delle destinazioni per mountain bike più conosciute al mondo.” Una collaborazione pubblico-privata che, in un paese dove spesso le due sfere faticano a dialogare, ha prodotto un risultato tangibile e duraturo.

Il lavoro, però, non si è fermato alla sola apertura dei percorsi. Chi conosce la montagna sa che un sentiero, se non manutenuto, si deteriora rapidamente, soprattutto in territori collinari soggetti a piogge intense come quello ligure. “Oggi, oltre a produrre e accogliere i nostri ospiti, contribuiamo alla creazione e alla manutenzione dei sentieri, gestendo anche il deflusso dell’acqua per ridurre l’impatto ambientale.” Un dettaglio tecnico, quello della regimentazione delle acque, che pochi racconterebbero con questa naturalezza, ma che rivela quanto la cura del territorio sia entrata a far parte del lavoro quotidiano dell’azienda, al pari della coltivazione dei campi.

I risultati, secondo Accame, si vedono chiaramente: “Questo progetto ci ha permesso di attrarre visitatori durante gran parte dell’anno, destagionalizzando il turismo e creando nuove opportunità per tutto il territorio.” Non solo per l’agriturismo, dunque, ma per un indotto locale più ampio, che include altre strutture ricettive, negozi e attività di ristorazione della zona.

Una squadra di famiglia, ognuno con il proprio ruolo

Chi ha esperienza di aziende agricole familiari sa quanto spesso il vero motore del cambiamento non sia una singola persona, ma l’incontro tra generazioni e competenze diverse. Anche in questo caso, accanto a Nicolò ci sono due figure fondamentali. La prima è Mara, la sua compagna, a cui si deve l’idea della Bottega. “L’amore di Mara per questa bottega e quello che rappresenta si rispecchia nella sua attenzione ai dettagli e alla cura con cui sceglie ogni prodotto,” racconta Accame, spiegando come Mara segua da vicino la selezione dei produttori e la scelta dei prodotti da coltivare, oltre a occuparsi dell’organizzazione generale dell’azienda.

La seconda figura è Martino, il figlio, che ha portato nel progetto di famiglia una sensibilità diversa, più legata al mondo sportivo. Con Flow School, l’azienda che gestisce, Martino offre tour guidati in mountain bike ed e-mountain bike, oltre a un servizio completo di noleggio e assistenza per chi vuole scoprire i sentieri della Finale Outdoor Region con l’accompagnamento di chi quei percorsi li conosce alla perfezione, avendo contribuito lui stesso a tracciarli. “Fin da giovane ha creduto nelle potenzialità del nostro territorio,” racconta Accame, “e con una visione innovativa e una grande determinazione ha creato e sviluppato Flow, un progetto che oggi è diventato un punto di riferimento per il turismo sportivo internazionale.”

È in questo incrocio di competenze, tra l’esperienza agricola di Nicolò, la cura commerciale di Mara e l’intraprendenza sportiva di Martino, che si trova la vera chiave di volta del progetto. Non è un caso che, parlando di leadership, Accame torni sempre su questo punto: “Credo che uno degli aspetti più importanti nella gestione di un’attività sia sapersi circondare delle persone giuste. Nessuno costruisce qualcosa di importante da solo.” Una posizione che si allontana volentieri dal mito dell’imprenditore solitario e visionario, per restituire un’immagine più aderente alla realtà di come si costruisce, davvero, un’impresa che dura nel tempo.

Istinto e valori, più che manuali di management

Alla domanda su come descriverebbe il proprio percorso di crescita personale, Accame risponde senza cercare scorciatoie retoriche. “Non mi considero una persona particolarmente orientata allo sviluppo personale nel senso tradizionale del termine,” dice con franchezza. “Mi considero soprattutto una persona appassionata del proprio lavoro, della natura e dei propri hobby.” Una risposta che si discosta dai cliché più diffusi nel mondo dell’imprenditoria, ma che restituisce un principio piuttosto concreto: la passione, prima ancora della teoria, come bussola delle decisioni importanti.

“Ho sempre cercato di seguire il mio istinto e di trasformare le idee in progetti concreti,” aggiunge. Ed è proprio questo istinto, unito alla capacità di agire senza restare paralizzati dai dubbi, ad aver guidato scelte tutt’altro che scontate: dalla riconversione colturale dell’azienda alla costruzione della rete sentieristica, fino al sostegno dato al progetto imprenditoriale del figlio.

Ma l’istinto, da solo, non basta, e Accame ne è consapevole. Quando gli si chiede quale consiglio darebbe a chi gestisce un’attività, la risposta arriva diretta, senza formule preconfezionate: “Direi di lasciarsi guidare dal proprio istinto senza perdere di vista i propri valori. È importante pensare nel lungo periodo, rispettare le persone e l’ambiente e cercare sempre di lasciare un’impronta positiva.” Principi che nell’Agriturismo Rose di Pietra si traducono in scelte molto concrete: la cura costante dei sentieri, la decisione di coltivare in modo naturale, la costruzione di relazioni durature con il territorio e con la comunità locale.

Sul rapporto, spesso complicato, tra profitto e valori, Accame offre una sintesi che meriterebbe di essere appesa alla parete di più di un ufficio: “Il risultato economico è fondamentale per far crescere un’attività, ma non dovrebbe mai essere l’unico obiettivo: quando si lavora con passione e con una visione chiara, i risultati arrivano come conseguenza.” Non un rifiuto della dimensione economica, quindi, ma un modo diverso di collocarla: come esito di un lavoro fatto bene, non come unico metro di giudizio.

Una crescita fatta di tentativi, non di scorciatoie

C’è un aspetto della storia di Accame che merita di essere sottolineato, perché spesso viene trascurato in chi racconta percorsi imprenditoriali di successo: la crescita non è mai stata lineare. Passare dalla coltivazione specializzata delle rose recise a un’azienda diversificata con trentadue prodotti differenti ha richiesto anni di prove, colture che non hanno funzionato, altre che invece hanno sorpreso per resa e qualità. È un processo fatto di tentativi, non di formule magiche, ed è proprio questo che rende la storia più credibile: non un successo improvviso, ma il risultato di scelte ripetute nel tempo, verificate sul campo, corrette quando necessario.

La stessa logica di prova e adattamento ha guidato anche la costruzione della rete sentieristica: capire dove far passare un percorso, come gestire il deflusso dell’acqua, quali tratti richiedessero manutenzione più frequente sono tutte competenze che si acquisiscono solo lavorando anno dopo anno sul territorio, non leggendo un manuale. È lo stesso approccio, del resto, che ha permesso a Martino di sviluppare Flow School partendo da una conoscenza diretta e capillare dei sentieri, anziché da un progetto costruito a tavolino.

Un modello che tiene insieme terra, famiglia e territorio

Oggi l’Agriturismo Rose di Pietra rappresenta un piccolo ecosistema che unisce agricoltura naturale, ospitalità, commercio locale e turismo sportivo, in un equilibrio che pochi territori italiani di dimensioni simili sono riusciti a costruire con altrettanta coerenza. Ed è un equilibrio destinato a durare, perché non nasce da un’operazione di comunicazione, ma da decenni di lavoro concreto, letteralmente sul campo.

È anche un esempio di come la collaborazione tra un’impresa familiare e le istituzioni locali, penso al progetto di sentieristica realizzato insieme al Comune di Pietra Ligure, possa produrre benefici che superano ampiamente i confini della singola azienda, arrivando a coinvolgere un intero indotto turistico e commerciale della zona. Un modello replicabile, forse, in molte altre realtà italiane alle prese con la stessa sfida della stagionalità.

Un invito a scoprire Rose di Pietra

La storia di Nicolò, Mara e Martino Accame è, prima di tutto, un invito concreto a scoprire di persona cosa significhi unire la cura della terra alla passione per lo sport e per l’accoglienza. Tra bungalow immersi nel verde, appartamenti pensati per ogni tipo di soggiorno, una bottega che racconta il territorio attraverso i suoi sapori e una rete di sentieri che ha pochi eguali in Italia per qualità e bellezza, l’Agriturismo Rose di Pietra si propone come meta ideale per chi cerca vacanze autentiche, a contatto con la natura, senza rinunciare alla comodità e all’attenzione ai dettagli.

Chi ama la mountain bike troverà in Flow School una guida esperta per esplorare i sentieri della Finale Outdoor Region in sicurezza, accompagnato da chi quei percorsi li ha in parte disegnati con le proprie mani. Chi cerca invece un soggiorno all’insegna della tranquillità, tra mare e collina, potrà scoprire un’ospitalità che nasce da valori solidi e da un progetto di famiglia costruito con pazienza, un passo alla volta, esattamente come si costruisce, giorno dopo giorno, un buon sentiero di montagna.

Per conoscere tutte le proposte dell’Agriturismo Rose di Pietra, scoprire la Bottega nel centro storico di Pietra Ligure e organizzare la propria prossima vacanza tra natura, sport e autenticità, vale la pena andare a visitare di persona questo angolo della Liguria, dove la terra, la famiglia e la passione per il territorio continuano, ogni giorno, a scrivere nuove pagine di questa storia.

Ed è forse proprio questo l’insegnamento più prezioso che si porta a casa parlando con Nicolò Accame: la consapevolezza che un’attività, per resistere nel tempo e attraversare più di una crisi di mercato, ha bisogno di persone disposte a rimettersi in discussione, senza però mai rinunciare ai valori che le hanno fatte nascere. Le rose recise di un tempo non ci sono più, ma la stessa cura per la terra è rimasta intatta, oggi applicata a trentadue colture diverse, a un negozio nel cuore del paese e a chilometri di sentieri che ogni anno accolgono appassionati da tutta Europa. È una storia che parla di agricoltura, certo, ma parla anche, e forse soprattutto, di come si costruisce un progetto capace di durare.

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