Nota Editoriale: Oggi la nostra rivista, la n.1 in Italia per ciò che riguarda la leadership, racconta la storia di Giovanni Plotegher e di Buranco agriturismo con ristorante, specializzato in cucina del territorio ligure e ospitalità autentica alle Cinque Terre, una delle realtà più apprezzate del territorio. Un cliente soddisfatto ci ha contattato, ci ha fatto scoprire questo gioiello e abbiamo intervistato il fondatore.
La parte bella? Si trova vicino a te, a Monterosso al Mare in provincia di La Spezia, e puoi andarci già da oggi. Noi lo consigliamo. Vedilo su Google.
Da un ettaro di vigneto strappato alla montagna alla più grande azienda vitivinicola del territorio: il racconto di una famiglia, di uno staff e di una leadership fatta di coraggio, pazienza e fiducia
Ci sono posti che sembrano nati apposta per mettere alla prova chiunque decida di lavorarci la terra. Le Cinque Terre sono uno di questi: un paesaggio verticale, costruito pietra su pietra da generazioni di contadini che hanno issato muretti a secco su pendii a picco sul mare, oggi ammirato da tutto il mondo e riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. Ma per chi ci vive e ci lavora ogni giorno, dietro quella bellezza da cartolina, resta una sfida quotidiana fatta di pendenze impossibili, di vendemmie a mano perché nessun trattore potrebbe mai arrivare lassù, di un clima che va assecondato più che dominato. È in mezzo a questo scenario, sospeso tra Monterosso al Mare e il cielo, che si trova l’Agriturismo Buranco. Oggi è la più grande azienda vitivinicola delle Cinque Terre. Vent’anni fa era un ettaro di vigneto, poco più, e un sogno chiuso in un cassetto.
A raccontarlo è Giovanni Plotegher, che guida l’azienda insieme alla moglie Meri e alla figlia Irene, proseguendo un progetto che era partito da suo suocero. “L’azienda è stata fondata nel 2005 da mio suocero Luigi Grillo, all’inizio c’era solo un ettaro di vigneto e tanti sogni nel cassetto”, dice Giovanni. Detta così sembra una frase qualunque, quasi buttata lì. Ma basta guardarsi intorno oggi, tra le vigne che si arrampicano sui terrazzamenti e il via vai di ospiti arrivati da mezzo mondo, per capire quanta strada sia stata fatta da quel primo ettaro.
Un anfiteatro naturale tra vigne, ulivi e mare


Per capire cosa sia diventato Buranco, bisogna prima capire dove si trova. L’agriturismo sorge dentro un anfiteatro naturale protetto dai venti, a due passi dal mare di Monterosso, circondato da vigneti, ulivi, un limoneto e prati che si arrampicano lungo i pendii liguri. Ne parla con un orgoglio che si sente anche solo leggendo le sue parole: “A Buranco offriamo esperienze sensoriali, enogastronomiche, in un paesaggio diventato Patrimonio dell’Unesco, in mezzo a vigneti, ulivi a due passi dal mare”. E poi, quasi a voler rendere merito a chi quel paesaggio lo ha costruito nei secoli con le proprie mani: “I muretti a secco che tutto il mondo ci invidia”.
Non è un dettaglio buttato lì per caso. I muretti a secco delle Cinque Terre non sono solo belli da vedere: sono l’unica cosa che rende possibile fare vino in un territorio che altrimenti sarebbe semplicemente inospitale. Vanno mantenuti a mano, uno per uno, con un lavoro che si tramanda da generazioni e che oggi costa fatica, tempo e la consapevolezza di custodire qualcosa che va oltre la propria singola azienda. È dentro questo equilibrio tra bellezza e difficoltà che Buranco è cresciuta, trasformando un territorio che lo stesso Giovanni definisce “meraviglioso ma allo stesso tempo difficile” in una destinazione capace di attirare famiglie da ogni angolo del pianeta — dall’Australia agli Stati Uniti, passando per tutta l’Europa — e persino coppie che scelgono proprio questi filari a picco sul mare per sposarsi.
Dal primo ettaro alla svolta del 2020
La crescita di Buranco non è arrivata per caso, né con un colpo di fortuna improvviso. È il risultato di anni di lavoro silenzioso, di sacrifici che raramente finiscono nei racconti ufficiali. “Con il tempo e con grande sacrificio l’azienda è cresciuta molto”, spiega Giovanni, ripercorrendo un cammino che dal singolo ettaro voluto da Luigi Grillo ha portato l’azienda a estendersi su una proprietà di circa otto ettari tra vigneti, limoneto, uliveto e prati. Ogni terrazzamento conquistato, in un posto come questo, significa mesi di lavoro fisico, non semplicemente un investimento sulla carta.
Ma se c’è un momento che Giovanni indica come vera svolta, quello è il 2020, l’anno dell’apertura del ristorante. “La svolta nel 2020 con l’apertura del ‘mio’ ristorante, nuove idee, nuovi modi di pensare, una vision più innovativa ed imprenditoriale”, racconta, mettendo tra virgolette quel “mio” quasi a voler firmare un pezzo di strada che è tutto suo dentro la storia più grande dell’azienda di famiglia. Non è un caso che proprio in quell’anno sia entrata in scena una sensibilità diversa: quella di chi, pur innestandosi su un progetto già avviato da altri, porta con sé un modo nuovo di guardare al futuro del settore.
Non è stato un cambio di rotta semplice da raccontare senza qualche punta di ironia. Anzi, quando si arriva a parlare dei numeri di oggi, Giovanni sceglie le parole con un certo gusto: “Oggi a distanza di ‘soli’ sei anni, di cui due di Covid quindi senza lavorare, l’azienda ha circa 22 dipendenti, una proprietà di circa otto ettari e un ristorante con grandi riconoscimenti sulle più importanti guide internazionali”. Quel “soli” tra virgolette non è casuale. È l’ironia bonaria di chi sa perfettamente quanto lavoro si nasconda dietro un traguardo che, guardato dall’esterno, sembrerebbe richiedere molto più tempo. Due anni sottratti dalla pandemia, e nonostante questo oggi ventidue persone lavorano ogni giorno a Buranco, con un ristorante capace di entrare nelle guide più autorevoli a livello internazionale.
Vale la pena soffermarsi su un aspetto che spesso passa in secondo piano: aprire un ristorante dentro un’azienda agricola non significa semplicemente aggiungere un servizio. Significa costruire da zero una squadra di cucina e di sala, gestire fornitori, orari, stagionalità di prodotti che fino a quel momento restavano confinati alla produzione. Significa, in altre parole, raddoppiare la complessità di un’azienda che fino ad allora viveva soprattutto di vigna e di cantina. Ed è proprio in questo passaggio che si vede la parte più imprenditoriale del percorso di Giovanni: non ereditare semplicemente qualcosa di già collaudato, ma prendersi il rischio di aprire un fronte completamente nuovo.
Interessante notare come questo salto in avanti non abbia mai significato rinnegare le radici contadine dell’azienda. Al contrario: il ristorante è diventato il modo per raccontare al mondo, attraverso la tavola, quello stesso lavoro nei campi che prima restava dietro le quinte. I vigneti coltivati su terrazzamenti quasi verticali, l’uliveto curato con pazienza, il limoneto che profuma l’aria nelle giornate più calde: tutto quello che prima si vedeva solo passeggiando tra i filari, oggi arriva direttamente nel piatto di chi si siede a cena.
Noi di Saliremo ti consigliamo di assaggiare i vini delle Cinque Terre e la cucina del territorio di Giovanni Plotegher: sito ufficiale dell’Agriturismo Buranco
Una famiglia, uno staff, una visione condivisa


Se si chiede a Giovanni a cosa debba questo risultato, la risposta non è mai tutta per sé. “Personalmente ho avuto la fortuna di crescere molto professionalmente insieme a mia moglie Meri e mia figlia Irene, che da sempre mi supportano e sopportano nello sviluppo delle attività”, racconta. E in quel “sopportano”, affiancato quasi per gioco a “supportano”, c’è tutta l’ironia di chi sa bene che dietro ogni impresa di famiglia ci sono anche le giornate storte, le discussioni, i compromessi che si affrontano insieme prima di arrivare a un risultato.
La famiglia, però, da sola non basta a far girare un’azienda con ventidue dipendenti. “Nel tempo ci siamo creati uno staff con validi collaboratori che quotidianamente ci aiutano e senza di loro era impossibile raggiungere certi obiettivi”, sottolinea Giovanni, riconoscendo con chiarezza che il successo di Buranco è un lavoro corale. È un tema che ricorre spesso in chi ha costruito qualcosa di duraturo nel tempo: la consapevolezza che nessun imprenditore, per quanto capace, può portare avanti da solo una realtà che finisce per diventare la più grande azienda vitivinicola di un intero territorio.
Coraggio, passione e la leadership del bastone e della carota


Quando la conversazione arriva ai consigli per chi vorrebbe intraprendere un percorso simile, Giovanni non gira intorno alle cose. “Sicuramente ci vuole tanto coraggio e tantissima passione, altrimenti non riesci a sostenere tutta la pressione e lo stress che ti portano certe attività”, dice, senza addolcire la realtà di un mestiere che, dietro la bellezza dei paesaggi e la soddisfazione dei riconoscimenti, nasconde ritmi durissimi, stagionalità pesanti e la responsabilità quotidiana di ventidue famiglie che dipendono da quelle scelte.
È quando si arriva a parlare di leadership, però, che Giovanni offre la riflessione più densa di tutta la conversazione. “La leadership è molto importante perché devi sempre essere un punto di riferimento per tutti, soprattutto per i più giovani, devi dare consigli, un po’ di carota e un po’ di bastone ogni tanto”, spiega. Non è una leadership fatta di ordini dall’alto, ma di presenza quotidiana: qualcuno che accompagna, corregge quando serve, incoraggia quando serve altrettanto, e che sa distinguere i momenti in cui è necessaria fermezza da quelli in cui basta un riconoscimento sincero. È un ruolo che si guadagna giorno dopo giorno, soprattutto agli occhi delle persone più giovani dello staff, quelle che hanno più bisogno di un esempio concreto da seguire piuttosto che di un discorso motivazionale.
C’è poi un ultimo tassello di questa filosofia, forse il più maturo di tutti: la capacità di riconoscere il valore delle persone giuste e di lasciarle crescere davvero. “Poi quando trovi le persone giuste non devi farle scappare, devi premiarle ed iniziare a delegare a loro anche un po’ di responsabilità”, conclude Giovanni. È un passaggio che molti imprenditori faticano a fare, quello della delega, perché richiede di lasciare andare un po’ di controllo diretto su cose che si è sempre gestite in prima persona. Ma è anche il segno di chi guarda al futuro con lucidità, sapendo che un’azienda capace di trattenere i propri migliori collaboratori è un’azienda che ha davvero intenzione di durare nel tempo, non solo di crescere nel breve periodo.
Un’esperienza che va oltre il calice di vino


Chi arriva a Buranco oggi non trova soltanto una cantina o un ristorante, ma un vero invito a rallentare. Tra i colori del cielo, del vigneto, della limonaia e del bosco che circondano questa conca naturale protetta dai venti, gli ospiti scoprono vini che raccontano il territorio accompagnati da una cucina che ne valorizza ogni ingrediente, in un ambiente pensato per trasformare anche il soggiorno più breve in un’esperienza di viaggio vera e propria. Gli appartamenti dell’agriturismo, dotati di ogni comfort e di spazi esterni immersi nel verde, permettono di vivere le Cinque Terre da una prospettiva diversa da quella frenetica dei sentieri più affollati: quella lenta di chi si sveglia la mattina già dentro il paesaggio che tanti visitatori attraversano solo di corsa, per poche ore.
Non è un caso che l’offerta dell’agriturismo si sia allargata nel tempo proprio in questa direzione, quella dell’esperienza condivisa più che del semplice pernottamento. Dalle proposte di wine trekking tra i sentieri delle Cinque Terre, per chi vuole scoprire il territorio camminando tra un filare e l’altro, fino ai percorsi degustazione che accompagnano gli ospiti attraverso i sapori liguri più autentici, ogni dettaglio sembra costruito per raccontare una storia coerente. È la stessa filosofia che si ritrova nella scelta di aprire cantina e cucina a un pubblico internazionale, mantenendo però saldo il legame con quella tradizione contadina che ha reso possibile, secolo dopo secolo, la coltivazione di un territorio tanto affascinante quanto ostile.
Chi arriva a Buranco per la prima volta racconta spesso la stessa sensazione, quasi sempre con le stesse parole: quella di aver trovato un posto dove il tempo rallenta per davvero, dove il rumore del mare si mescola al profumo degli ulivi, e dove ogni bicchiere di vino porta con sé il racconto di una fatica trasformata, con pazienza, in eccellenza.
Una storia che continua a crescere
Ripercorrere la storia di Buranco significa ripercorrere la storia di un territorio che ha imparato a tenere insieme la fatica antica della viticoltura eroica e una visione imprenditoriale moderna, aperta al mondo. Dal primo ettaro voluto da Luigi Grillo nel 2005 alla svolta del ristorante nel 2020, fino ai ventidue dipendenti e agli otto ettari di oggi, questa azienda dimostra come pazienza, coraggio e la capacità di costruire un buon gruppo di lavoro possano trasformare un sogno di famiglia in una delle realtà più significative dell’enogastronomia ligure.
Ed è una storia, quella di Giovanni, Meri e Irene, che non sembra affatto finita. Con una proprietà che continua a crescere, un ristorante che colleziona riconoscimenti internazionali e uno staff che ogni giorno contribuisce a scrivere nuovi capitoli, l’Agriturismo Buranco resta un esempio concreto di come la leadership autentica nasca dall’equilibrio tra visione, umiltà e la capacità di riconoscere le persone giuste al momento giusto.
Chi desidera vivere in prima persona questa esperienza, tra vigneti, muretti a secco e panorami mozzafiato sul mare delle Cinque Terre, può scoprire tutte le proposte dell’agriturismo — dal ristorante ai percorsi di degustazione — visitando il sito ufficiale dell’azienda. Un’occasione per toccare con mano una storia che, ettaro dopo ettaro, ha trasformato la fatica in bellezza e la passione in accoglienza, in un angolo di Liguria dove la tradizione contadina incontra un’ospitalità che sa di autentico.

